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Il ’43 nel racconto del vecchio superstite

Il ’43 nel racconto del vecchio superstite

MILIS. Con una cerimonia sobria ma partecipata, ieri mattina sono stati commemorati i caduti in guerra e militari morti durante il bombardamento alleato sull’aeroporto di Milis. Erano presenti le...

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MILIS. Con una cerimonia sobria ma partecipata, ieri mattina sono stati commemorati i caduti in guerra e militari morti durante il bombardamento alleato sull’aeroporto di Milis. Erano presenti le autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e d’arma e una rappresentanza di militari tedeschi del Comando tattico di Decimomannu, guidati dal comandante Asmus Wolfang. Particolarmente toccanti le parole pronunciate dal sindaco Fabiola Putzolu: «Questa non può essere solo una semplice commemorazione – ha detto il sindaco –, ma una giornata in cui il ricordo deve portarci alla memoria di quanti hanno dato la propria vita per consentirci di vivere in pace. La guerra non ha mai vincitori, ma solo vinti. La pace è un processo che deve partire da ognuno di noi e l’umanità deve porre fine alla guerra, altrimenti sarà la guerra a porre fine all’umanità». Il ricordo di quel mese di luglio del 43, quando uno stormo di aerei da bombardamento alleati, dopo aver sorvolato la collina di Seneghe, sganciò le bombe che uccisero 30 italiani e 16 militari tedeschi è ancora vivo nella memoria di Salvatore Fara, classe 1920. Nonostante i suoi quasi 96 anni (li compierà a febbraio del prossimo anno, precisa) quel giorno lo ricorda bene: «Ero inquadrato nei cavalleggeri di Sardegna – dice –. In quel periodo eravamo accampati vicino all’argine del Tirso, tra Pardu Nou e Simaxis. Dopo il servizio, con la mia bicicletta, rientravo a casa. Quel giorno, quando sono arrivato, ho trovato il paese in preda al caos e la disperazione di chi aveva perso i propri cari nel bombardamento. Anch’io perdetti un carissimo amico e coetaneo. La guerra, è la tragedia più grande che possa capitare a un uomo».

Piero Marongiu

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