Tra attentati e immigrati a Cuglieri sale la tensione
Preoccupazione in paese per l’atto intimidatorio contro il sindaco Andrea Loche E in una parte della comunità c’è anche insofferenza per la presenza dei migranti
CUGLIERI. Sembra sempre più probabile che ci sia un nesso tra l’attentato che ha distrutto l’escavatore del sindaco Andrea Loche, causandogli un danno quantificabile in circa 70 mila euro, e le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Loche subito dopo l’arrivo dei 24 migranti, ospitati nell’agriturismo Pittinuri dallo scorso 19 ottobre.
Loche, nella circostanza, aveva detto di non essere d’accordo che si utilizzassero strutture pubbliche per ospitare i migranti, ma che non aveva alcun problema se a farlo erano i proprietari di quelle private. La distruzione del caterpillar, che si trovava a Orachelis, una località distante una decina di chilometri dal paese, dove avrebbe dovuto eseguire un lavoro di spietramento in un terreno di proprietà di un suo amico, continua a tenere banco nelle conversazioni dei cittadini cuglieritani. E nessuno esclude che il gesto intimidatorio sia stato compiuto da qualcuno del luogo, contrariato proprio da quelle dichiarazioni.
Intanto dopo l’attentato che distrutto l’escavatore del sindaco, la tensione è salita. «Se un italiano si trova in difficoltà - dice un signore che chiede l’anonimato - non lo aiuta nessuno. Personalmente non ce l’ho con i migranti, molti dei quali scappano da situazioni terribili - precisa -, ma contro le politiche che privilegiano gli stranieri e non intervengono a sostegno degli italiani che hanno perso il lavoro».
I 24 migranti ospitati nell’agriturismo di Santa Caterina, tra essi anche due famiglie con minori, provengono da Senegal e Bangladesh, territori in cui non ci sono conflitti, si sono imbarcati sui barconi solo per cercare un futuro migliore per sé e per i propri cari. Dall’agriturismo escono solo per fare qualche acquisto nella borgata, poi tornano all’interno della struttura. Dicono di trovarsi benissimo e di non escludere di rimanere in Sardegna. In un italiano stentato, ma comprensibile, ringraziano tutti per l’accoglienza ricevuta. Quando gli si domanda Alla domanda se sono a conoscenza dell’attentato subito dal sindaco qualche giorno fa, rispondono di non capire e di non sapere nulla. «Noi, tutto bene!» risponde uno di loro, sollevando la mano in segno di vittoria, mentre si avvia verso l’ingresso dell’agriturismo.
Dei profughi si sta occupando la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato di Cagliari. «I migranti, come previsto dalla normativa - dice Paola Dessì, viceprefetto vicario di Oristano - dopo essere stati visitati dai sanitari, entro 72 ore dal loro arrivo devono fare richiesta di asilo. Alla Commissione, che esamina tutte le richieste a livello regionale, spetta il compito di esaminare le domande e di esprimersi se ci sono o meno le condizioni per accoglierle».
Le risposte però non arrivano prima che siano trascorsi 4/5 mesi. Ieri mattina Loche è stato sentito nuovamente dai carabinieri di Ghilarza, che hanno fatto anche un nuovo sopralluogo nel terreno di Orachelis, dove si trova l’escavatore incendiato, per cercare altri indizi utili alle indagini.
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