La Nuova Sardegna

Oristano

Riprende forza l’idea di un parco biomarino

di Alessandro Farina
Riprende forza l’idea di un parco biomarino

La mobilitazione contro le trivelle e contro le “bombe d’aria” in mare prosegue Lungo la strada tra Bosa e Magomadas un murale per sostenere la protesta

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MAGOMADAS. La prima scritta, in rosso su campo grigio, quello del cemento di un muro di contenimento sul tratto di strada di fronte al bivio per Santa Maria del Mare sulla Magomadas-Turas-Bosa Marina, era stata realizata qualche settimana fa, agli inizi della (seconda) battaglia “No Trivelle”.

Nei giorni scorsi, però, al posto della semplice scritta, sono comparsi alcuni murales sullo stesso tema. Una innovazione dal tocco artistico, nel complesso braccio di ferro ingaggiato per cercare di fermare, al largo del mare di Bosa e della costa centro e nord occidentale dell’isola, i sondaggi con la tecnica dell’Airgun ed eventuali successive trivellazioni sul fondale.

«Domenica scorsa, sotto un sole splendente, in una bellissima atmosfera di condivisione e collaborazione, un gruppo di cittadine e cittadini del comitato No trivelle Bosa e Planargia si è cimentato nella realizzazione di un murale che vuole comunicare, attraverso le sue immagini, l'opposizione della popolazione ai folli progetti di ricerca e probabile estrazione di idrocarburi», spiegano gli organizzatori.

A realizzare le opere, grazie alla sensibilità, collaborazione e disponibilità del Comune di Magomadas, una decina fra volontari e volontarie, a cui si è unito un corposo gruppo di sostenitori, diretti dall’artista Cinzia Porcheddu, autrice dei bozzetti.

La battaglia No Trivelle insomma si tinge dei colori del mare e della terra di Planargia nei soggetti dipinti, dopo una buona mano di bianco, sul muraglione in cemento della zona di Nigolosu. Battaglia che questa volta non si ferma ad un deciso “No” ad Airgun e trivellazioni a caccia di sacche di idrocarburi. Perché dal Comitato si rilancia con forza una proposta già emersa negli anni ottanta da queste parti. Quando l’allora Comunità Montana Marghine- Planargia suggerì per il mare e la costa del Marrargiu la creazione di un parco biomarino. Sonoramente bocciata allora dalla comunità locale, per paura che oltre ai vincoli che già gravavano sull’intero territorio, si aggiungesse anche una gestione estranea alla comunità locale della risorsa marina, oggi visibilmente in affanno, a sentire i pescatori di Bosa, alcuni dei quali già da tempo si dicono propensi al dialogo sulla questione parco.

«Proponiamo la creazione di un parco marino e agricolo/ambientale sulla costa. Che serva a tutelare il bene comune e a proiettare le nostre realtà territoriali verso un'economia sostenibile, incentrata sulla valorizzazione delle risorse naturali e non sul loro sfruttamento selvaggio» ribadiscono i No Trivelle di Bosa e Planargia.

Un gruppo nutrito, a considerare l’alto numero di presenze all’assemblea organizzata in simbiosi con l’amministrazione di Bosa qualche settimana fa nell’auditorium del Seminario. Un momento di approfondimento sullo stato dell’iter che attende le decisioni sull’impatto di valutazione ambientale e quindi la posizione del ministero competente, in termini di eventuali concessioni alla società che intende realizzare le prospezioni, e sulle possibili ripercussioni ambientali e umane. Un momento di dibattito e confronto per cercare di far capire la posizione del no. Che si unisce ad una proposta operativa, il rilancio sulla questione parco marino e terrestre.

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