La Nuova Sardegna

Oristano

Betoniera bloccata nelle stradine dell’area di Tharros

di Claudio Zoccheddu
Betoniera bloccata nelle stradine dell’area di Tharros

Cabras, chiesto l’intervento di una gru per recuperarla Maldestro tentativo di introdurre il mezzo tra gli scavi

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CABRAS. Cosa facevano un camion betoniera e una pala meccanica nel bel mezzo delle rovine di Tharros e in piena notte? Giovedì, a tarda sera, parecchi curiosi hanno osservato una strana attività tra le rovine. Gli indizi, d’altra parte, erano evidenti. C’era un Tir con rimorchio parcheggiato fuori dagli scavi, con cui è stata trasportata la pala meccanica fino a San Giovanni di Sinis, e c’era un camion con la betoniera in rotazione che spuntava tra le rovine e la macchia mediterranea.

Il mistero l’ha chiarito ieri mattina il responsabile della ditta Archeosistemi di Reggio Emilia che, oltre ai lavori a Mont’e Prama, sta portando avanti anche un restauro nell’area di Tharros: «Nessun segreto e nessuna ruspa di stato», ha spiegato l’archeologo Antonio Vacca riferendosi all’episodio registrato nello scavo dei giganti, «stiamo ristrutturando una canaletta di scolo del sistema fognario e avevamo bisogno di 40 metri cubi di un particolare tipo di calcestruzzo. Ecco perché c’era il camion betoniera».

Lavorare di notte, e in aree così delicate, non è una cosa usuale: «È vero - ha confermato Vacca - e non abbiamo risolto il problema. La betoniera si è impantanata nella stradina di servizio durante il pomeriggio ed è stato necessario rintracciare un mezzo pesante che la trainasse. Ecco perché eravamo ancora a lavoro nonostante fosse buio».

L’incursione, quindi, era dettata dall’esigenza di avere una grossa quantità di cemento per puntellare un canale di scolo. L’idea di attraversare gli scavi con una betoniera di quelle dimensioni, tuttavia, si è dimostrata una topica. Il camion e la pala meccanica sono entrati dall’ingresso principale, sotto la torre spagnola. Poi hanno imboccato una stradina che sale verso la collina di Su Muru Mannu e che sfiora il cardo maximo, la strada principale di Tharros.

Le tracce sul percorso erano evidenti, nonostante quelle più vicine alla biglietteria fossero state cancellate utilizzando una scopa: «Ma solo per una questione estetica», ha precisato Vacca. In ogni caso, i due mezzi hanno percorso una carreggiata molto stretta, sterrata e con pendenze impegnative. Le ruote hanno sfiorato il “cardo” fino alla sommità della collina, dove la stradina inizia a scendere verso il mare, diventa ancora più stretta e si trasforma in una mulattiera di sabbia e fango.

Gli ingredienti per ottenere un bel grattacapo, insomma, c’erano tutti: «Ci siamo fidati dell’impresario - ha aggiunto ancora Vacca -. Aveva garantito che il camion sarebbe passato senza problemi».

I problemi, invece, ci sono stati e per risolverli è stato necessario che una pala meccanica raggiungesse la betoniera e la trainasse fuori.

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