Speranzampetta: «Promesse vane, traditi dal Comune»
Bosa, mai risolti i problemi degli animali e del randagismo Mancano convenzioni, la spiaggia per cani e un rifugio
BOSA. È una vera e propria serie di zampate, con artigli all’indirizzo dell’amministrazione civica, quella lanciata dell’Associazione Speranzampetta Onlus. In una nota condivisa dalla presidentessa Elisabetta Ladu e dalla vice Piera Addis, solleva una nutrita serie di questioni. Chiedono «Come sia possibile che amministratori che si professano ambientalisti, animalisti e protettori degli animali, possano cullarsi sugli allori per tutto questo tempo e nonostante le segnalazioni, le mail, i continui abbandoni e le emergenze che viviamo, restino immobili alle nostre richieste di aiuto».
I rapporti tra onlus ed ente locale non sembrano essere dei più brillanti: «Come succede da un anno e mezzo, è sempre più difficile rapportarsi e collaborare senza sentirsi presi in giro ed etichettati come quelli che vogliono solo apparire». Sul tavolo c’è una serie di questioni pratiche «Ci aspettavamo uno spazio da adibire a rifugio, sostegno ed impegno nelle colonie feline che invece il Comune vuole abolire. Avremmo voluto convenzioni per i privati che adottano e sterilizzano, invece ci ritroviamo ad elemosinare i rimborsi benzina per sterilizzare le gatte che vanno accompagnate a Sassari e di cui si dovrebbe occupare il Comune e non certo noi».
Altra nota dolente la spiaggia per cani nella spiaggia di Bosa Marina: «A luglio, su richiesta dell’amministrazione, abbiamo speso tempo e cercato risorse per un progetto degno di una cittadina turistica, che ci è stato poi rifiutato». Sul fronte economico poi «Vengono spese risorse ingenti che si potrebbero utilizzare per altri scopi sociali. Chiediamo da tempo il cd con le cartelle dei cani ricoverati per pubblicarle e cercare adozioni, ma nulla ci è stato mai dato».
Intanto il regolamento comunale sul benessere animale, recentemente approvato, non ha soddisfatto l’associazione che aveva proposto proposto modifiche importanti rimaste inascoltate. Il tutto in un clima di risposte ritenute quantomeno lontane dal fair play amministrativo e, altra accusa, con inviti a rimuovere post dai social «Perché denunciamo una verità scomoda?», la domanda di Elisabetta Ladu e Piera Addis, le quali concludono: «In tanti ci suggeriscono di smettere di operare per far capire cosa succede senza il nostro lavoro e crediamo che ci converrà farlo finché non verranno accolte le nostre richieste. Un’amministrazione che non ascolta e che non rispetta i cittadini non può raggiungere obiettivi importanti». Tarderà ad arrivare la replica?
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