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Anche la Asl verso la chiusura Le accuse dei sindacati

ORISTANO. Uno dopo l’altro i pezzi vengono giù. Non è un effetto domino perché la cancellazione di Provincia, Prefettura, Direzione Lavoro, Camera di Commercio, Conservatoria non doveva portare...

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ORISTANO. Uno dopo l’altro i pezzi vengono giù. Non è un effetto domino perché la cancellazione di Provincia, Prefettura, Direzione Lavoro, Camera di Commercio, Conservatoria non doveva portare automaticamente con sé anche l’addio ad altri servizi. Intanto però Oristano traballa quarantun’anni dopo essere diventata la quarta provincia sarda, perché adesso nella partita si aggiunge anche il rischio di perdere un’altra pedina. Lo scacco alla Asl viene dichiarato tra le righe del contenuto della riforma della sanità.

La Regione pensa che tre sia il numero perfetto e ancora una volta tra quei tre sono Padre-Cagliari, Madre-Sassari e Spirito Santo-Nuoro. Oristano resta tra gli eretici, condannata al rogo dei suoi servizi o, andando bene, ad essere messa all’indice e a non venir più presa in considerazione quale sede in cui mantenere la direzione.

I commenti del giorno dopo non possono certo essere positivi: «È una dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come la provincia di Oristano non abbia nessun peso e dignità nella programmazione che questa giunta regionale ha in mente di fare per rilanciare la Sardegna – afformano le segretarie di Cgil e Cisl, Roberta Manca e Federica Tilocca –. Eppure la giunta Pigliaru in piu occasioni ha parlato proprio di riequilibrio da parte della Regione nei territori abbandonati dallo Stato».

A leggere negli atti sembrerebbe il contrario, visto che sinora si è assistito solo a chiusure. «Addirittura per quel che riguarda la Camera di Commercio di Nuoro lo stesso Presidente della Giunta è sceso in campo per salvaguardarne l’esistenza, dimenticando completamente il destino di quella di Oristano – affermano le segretarie dei due sindacati –. Ora si chiude il cerchio su una volontà non manifestata pubblicamente, ma attuata nei fatti, di far gravare su questa provincia e sui suoi abitanti i costi di una spending review più formale che reale, che ci toglierà ulteriori servizi e spazi di programmazione territoriale. E se da una parte non si può non sollecitare con forza l’intervento dei consiglieri regionali eletti nel nostro territorio, affinché si mobilitino per modificare le decisioni prese dall’assessore alla Sanità; dall’altra viene da chiedersi quale sia oggi il valore etico e morale di un consiglio regionale eletto per governare un’intera Regione e che invece puntualmente ne tralascia un pezzo». Quel pezzo che nemmeno stavolta, di fronte al disfacimento, sembra marciare troppo unito. Anzi, in alcuni suoi esponenti, è addirittura silente. (e.c.)

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