Incendio con risarcimento milionario

Condannati in primo grado due fratelli di Pau per il rogo del 2009. Devono pagare 4,6 milioni ma il reato è quasi prescritto

ORISTANO. La condanna e il maxi risarcimento che nessuno vedrà mai. Due imprenditori di Pau vengono ritenuti colpevoli per l’incendio colposo dell’estate del 23 luglio 2009 e oltre alla pena di un anno e sei mesi perché considerati responsabili di aver, seppure involontariamente, scatenato il rogo che mandò in cenere 2.500 ettari di vegetazione, i fratelli Massimo ed Ezio Demelas (62 e 57 anni) si troveranno ad aver a che fare con un maxi risarcimento da dover rifondere. Per ora il giudice monocratico, Francesco Mameli, ha esclusivamente quantificato le spese processuali e quelle già effettuate dall’apparato antincendio per spegnere le fiamme. La conta si è fermata a 300mila euro, ma il tassametro gira anche per un altro aspetto: la stima dei danni per la ricostituzione della superficie boschiva arriva infatti a toccare i quattro milioni e 350mila. Una bella botta da pagare anche per qualche paperone, figurarsi per due piccoli imprenditori edili.

Ma la legge è legge e la sentenza – per ora è solo quella di primo grado – va rispettata. Succederà però che la giustizia sarà in ritardo sui tempi. Il pronunciamento del giudice, ovviamente parziale in attesa degli altri gradi di giudizio, è arrivato nei giorni scorsi, quando alla prescrizione del processo mancano appena nove mesi. Di questi nove mesi, tre li utilizzerà il giudice per le motivazioni della sentenza, altri quarantacinque vanno messi nel conto perché sono quelli concessi alla difesa, affidata all’avvocato Gianfranco Siuni, per presentare l’appello. Quindi bisognerà fissare il processo di secondo grado e poi ci sarebbe la Cassazione, ma appare palese che non si riuscirà a completare l’iter giudiziario nei tempi utili perché la sentenza abbia una sua esecutività.

In caso di prescrizione, i due fratelli, qualora anche nei successivi gradi di giudizio venissero ritenuti colpevoli, non saranno più chiamati a pagare il risarcimento del danno, a meno che non rinuncino alla prescrizione e chiedano un giudizio nel merito che potrebbe portarli all’assoluzione, ma che li esporrebbe al rischio della condanna. Sembra una scelta che difficilmente la difesa percorrerà e allora l’incendio del 23 luglio 2009 potrebbe avere dei responsabili che non saranno chiamati a pagare un solo euro di risarcimento. Secondo il pubblico ministero Paolo De Falco, i due fratelli avrebbero bruciato dei cartoni vuoti alle sette del mattino. Non avrebbero però spento al meglio il piccolo focolaio che, poche ore dopo si sarebbe trasformato in un devastante incendio spinto dallo scirocco e alimentato dal caldo soffocante. Per ore gli uomini del Corpo Forestale e delle altre forze antincendio lavorarono per domare le fiamme, ma fu una tragedia ambientale che mandò in cenere tanta vegetazione del monte Arci nei Comuni di Pau, Villaurban, Villa Verde e Usellus.

Lunghe furono anche le operazioni di bonifica che durarono ben 25 giorni, perché di continuo si riaccendevano focolai. Al contrario le indagini conobbero quasi subito la svolta. L’origine dell’incendio era assai vicina al capannone dell’azienda dei fratelli Demelas che erano stati incaricati dal Comune di Nureci di smaltire del materiale dartaceo, pratica che venne ritenuta quanto mai sospetta. Gli inquirenti collegarono l’incendio, partito dalla zona vicina al campo sportivo di Pau, con la scelta di smaltire quel materiale nella propria azienda, anziché procedere secondo le norme.

Il problema è che la Regione e i quattro Comuni danneggiati, difficilmente vedranno un soldo di risarcimento.

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