Proteste per le terapie strumentali vietate
A Bosa i macchinari della Asl sono inutilizzabili per il mancato nulla osta. Pazienti costretti a emigrare
BOSA. Macomer e Oristano le strutture più vicine per poter usufruire del servizio, scontrandosi però con lunghi tempi e liste d’attesa, mentre l’alternativa più veloce è quella di mettere mano al portafogli e prendere appuntamento in uno studio privato, per chi può permetterselo. Questa la situazione in Planargia in tema di cure “strumentali”, erogate dalla Asl 5 in ambito di Servizi territoriali, utili per combattere i dolori di varie patologie e nella riabilitazione. Da mesi infatti vige lo stop all’utilizzo degli strumenti terapeutici in forza alla struttura con sede nel rione Santa Caterina, dettato dalla necessità di intervenire sull’impianto elettrico, a cui devono essere allacciate le macchine per il funzionamento. Ultima segnalazione, a denti stretti, quella sul caso di un anziano della Planargia che, visto il forzato diniego ricevuto in riva al Temo, sta valutando ora il da farsi. «Per poter effettuare venti sedute di qualche minuto ciascuna per un trattamento con gli ultrasuoni mio padre di ottanta anni dovrebbe viaggiare, o farsi accompagnare, fino a Macomer. Dove però ci è stato risposto che in lista d’attesa vengono prima i pazienti che fanno capo a quella Asl e distretto, e poi gli altri. Alla fine non ci resterà che pagare le sedute da un privato» racconta, non senza amarezza con punte di comprensibile irritazione, il congiunto dell’utente. Nella struttura di Santa Caterina a Bosa, infatti, i macchinari utilizzati per la terapia strumentale non possono essere ancora allacciati alla rete elettrica perché mancano i necessari nulla osta di collaudo dell’impianto. Con il personale costretto suo malgrado a incrociare le braccia in questo importante settore di terapia, indirizzando gioco forza gli utenti verso altre strutture dell’isola. Situazione che si protrae con pesanti disagi per gli utenti da oltre un anno e malumore, seguito ad una prima fase di pazienza, che inizia a mutare. C’è chi a quanto pare, infatti, si prepara ad una richiesta di rimborso alla Asl per spese viaggio o cure sostenute dai privati. «Viene da chiedersi come sia possibile che gli amministratori non intervengano con forza e decisione. Chiedendo tempi certi per il riavvio del servizio, a tutela dei cittadini di un intero territorio» la finale considerazione. Che si traduce, questa la lettura, in un chiaro appello agli amministratori locali, Bosa in testa. Perché esercitino il massimo impegno possibile per sbloccare una situazione ritenuta intollerabile in un paese civile.
Alessandro Farina
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