Pietro Riccio, dalle aule dei tribunali al Parlamento
Avvocato e poi deputato: la sveglia alle quattro del mattino di uno dei padri della nascente Provincia di Oristano
ORISTANO. Dopo che ai familiari fu fatto ritrovare e restituito il corpo di Pietro Riccio, la figlia Stefania ha provato a recuperare il tempo perso. Il padre era stato solo nelle campagne di Austis per tutto quel tempo, senza una tomba e senza un fiore. Senza il conforto di una preghiera e «allora per anni, ogni due pomeriggi, uscivo in anticipo dal lavoro per andare alla sua tomba», racconta. Era un modo per riprendersi il tempo per stare con suo padre di cui, al pari dei suoi familiari, era stata privata dai sequestratori.
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Chi erano quegli uomini? La sentenza disse che a compiere il reato furono Giovanni Santo Puddu, Costantino (Mannoi) Putzolu, entrambi allevatori di Sedilo condannati all’ergastolo, così come il massimo della pena fu inflitto all’orgolese Ananio Manca. A undici anni fu invece condannata l’austese Battistina Fadda. Eppure quella sentenza non rende giustizia. «Non si indagò abbastanza – dice Stefania Riccio –, forse mio padre era una persona troppo scomoda o ingombrante. Ci trovammo di fronte a tante stranezze per le quali ancora oggi non riusciamo a darci una risposta. Alla fine sono stati presi solo pochi responsabili, mentre bastava andare a controllare chi intanto metteva su dal nulla aziende da milionario».
E se oggi la legge sul blocco dei beni e l’inasprimento delle pene hanno consentito di mettere fine alla piaga dei sequestri – o i sequestri sono “passati di moda” perché conviene fare una rapina? –, questo non significa che i familiari delle vittime dei rapimenti riescano ad applaudire lo Stato. «La legge sul blocco dei beni è di bassissimo livello – sbotta Stefania Riccio – e non ho paura di dirlo. Questo Stato impedisce a chi ha i propri soldi di usarli, poi paga per liberare altri ostaggi e interviene in ogni modo. È lo stesso Stato che non aveva voluto liberare mio babbo per il quale non fu tentata ogni strada come avvenne in altri accadimenti simili».
La sua missione, in quei pochi anni trascorsi a Roma, ebbe un lampo di modernità nella discussione politica quando iniziò a lavorare sulla questione della responsabilità civile dei magistrati, ma il suo obiettivo principale fu soprattutto un altro. Alla Camera avviò numerose mediazioni per convincere gli altri deputati a far diventare Oristano la quarta provincia sarda. «Fu un grande momento per la politica oristanese – conclude Stefania Riccio –, ma al di là di questo mio padre è stato un grande avvocato e un gran lavoratore. Si alzava alle quattro del mattino per studiare, alle sei riceveva i clienti, poi via in studio o in tribunale. Eravamo benestanti, è vero, ma erano i frutti del lavoro quotidiano. Mi diede una sola sculacciata, quando avevo tre anni. L’avevo svegliato e si arrabbiò, ma non mi fece male». E quelle lacrime di bambina valgono ancora oggi un sorriso. (e.c.)
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