La Nuova Sardegna

Oristano

Usi civici ripristinati, il Comune paga le spese

di Claudio Zoccheddu
Usi civici ripristinati, il Comune paga le spese

L’amministrazione di San Vero Milis perde la causa sullo status del lungomare Nel dispositivo ventimila euro a carico delle casse dell’ente locale

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SAN VERO MILIS. Oltre al danno c’è anche la beffa. Dopo il pasticcio degli usi civici e l’incertezza che da ieri si respira nuovamente sul lungomare che unisce Putzu Idu a Mandriola, il conto che è stato presentato all’amministrazione comunale è piuttosto salato.

Il commissario per gli usi civici, il giudice Maria Cristina Ornano, ha condannato il comune di San Vero Milis al pagamento delle spese del giudizio, poco meno di 15mila euro, a cui dovranno essere aggiunto il 15% circa di spese generali e i denari necessari per il pagamento delle parcelle degli avvocati. In altre parole, il Comune di San Vero Milis dovrà sborsare una cifra vicina ai 20mila euro. Una bella somma che, in previsione di quello che potrebbe succedere in futuro, potrebbe diventare la spesa minore. Il piano dei chioschi immaginato sul lungomare dall’amministrazione guidata da Flavia Adelia Murru è da rifare di sana pianta. La sentenza numero 16 del 2015 firmata dal Commissario per gli usi civici della Sardegna non lascia margini di dubbio: lo spostamento dal lungomare alla periferia di San Vero Milis delle terre su cui gravava lo status di uso civico non poteva nemmeno essere ipotizzato. La zona scelta per completare lo spostamento, infatti, era vincolata allo sviluppo di un piano di edilizia popolare e dunque inconciliabile con gli usi civici che avrebbero dovuto sgravare il lungomare. Ne erano convinti i quattro ricorrenti, Maria Speranza Pisu, Nadia Orro, Antonio Lochi e Giovanni Carlo Pinna, assistiti dagli avvocati Mauro Barberio e Stefano Porcu coadiuvati dall’avvocato Rossella Oppo che coordina le attività del comitato. Una convinzione ratificata dalla sentenza del commissario Maria Cristina Ornano che, di fatto, apre prospettive preoccupanti per chi ha investito tempo e risorse su attività commerciali che sono state realizzate su terre utili al massimo per la semina o per il pascolo. A questo punto non è improbabile immaginare una class action dei chioschisti sedotti dalle idee dell’amministrazione Murru, ma abbandonati dai fatti citati tra le righe dell’ultimo dispositivo che ha cancellato due delibere sottoscritte dai vecchi amministratori, la numero 12 del 19 giugno del 2014 e la numero 24 del 2 ottobre dello stesso anno, e ha riaperto la questione dei chioschi che, salvo ulteriori sorprese, dovranno sparire da quel punto del lungomare. Ovviamente, tra chi pagherà il conto di una questione sempre più intricata e di difficile soluzione ci sono anche tutte quelle persone che erano pronte a scommettere sullo sviluppo turistico di un territorio che invece sembra procedere con un passo in avanti e due indietro.

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