Decrescita felice: l’ideologo che traccia una nuova rotta
A Narbolia l’incontro pubblico con Jean Louis Aillon Il leader del movimento e la ricetta contro la recessione
NARBOLIA. La vera soluzione alla recessione è la decrescita felice. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. A spiegarlo, in Sardegna, è venuto Jean Louis Aillon, medico poco più che trentenne, di origini valdaostane ma residente a Torino e da qualche tempo alla guida del “Movimento per la decrescita felice” che a livello nazionale è realtà da almeno quindici anni.
Sulla decrescita felice, intesa come filosofia di vita applicabile, il dottor Aillon ha scritto un libro dal titolo che è quasi una sfida: “La decrescita, i giovani, l’utopia”. È alle nuove generazioni, che si rivolge, parlando di principi che ad una visione superficiale, potrebbero essere praticamente impossibili da perseguire, almeno per la società contemporanea dove l’imperativo è «consumare». Lui, che ieri al Centro polifunzionale di Narbolia è venuto a presentare il suo lavoro editoriale, ribatte agilmente all’obiezione: «Utopia è illudersi che lasciare le cose come stanno alla fine, possano “salvare” l’attuale sistema economico. Al contrario, solo attraverso la decrescita potremo riprenderci», dice.
Dimenticarsi del consumismo, senza rinunciare al benessere, non è un’illusione per Jean Lous Aillon. «I detrattori del nostro movimento sostengono che la nostra proposta sia fatta di rinunce e sacrifici. Al contrario noi proponiamo un’idea di economia diametralmente differente da quella attuale, che spreca le risorse e punta a far frescere il Pil, ma non si preoccupa se contemporaneamente, questo significa abbassare la qualità della vita delle persone. Bisogna produrre diversamente: nel caso dei prodotti alimentari, ad esempio, la vera utopia è illuderci di poter continuare a buttar via un terzo del cibo che produciamo, avere una parte di popolazione che si ammala per la troppa nutrizione mentre nel resto del mondo si muore di fame. Questo non è sviluppo, non si può fare più».
La proposta di Aillon e del Movimento per la decrescita felice, è dunque quella di un ritorno all’agricoltura non più estensiva, ma più legata ai bisogni della società. E qui si inserisce un’altro grande tema, quello dell’autoproduzione. Riprendere a coltivare l’orto per le esigenze della famiglia può diventare una delle soluzioni. «Come si faceva una volta - dice – ma attenzione, il recupero dell’autoproduzione non significa immaginare una società che possa rinunciare alla tecnologia. Al contrario, la tecnologia e la scienza devono continuare a svilupparsi, ma essere utilizzate meglio. Non per produrre in eccesso e poi buttare e inquinare: non funziona ed è sotto gli occhi di tutti».
Iniziare non sembra così difficile, anche perché di esperienze sulla decrescita ce ne sono già diverse. A Terralba, ad esempio, opera un gruppo del Movimento, con tanto di profilo social con uno slogan che dice tutto «L’autoproduzione è la vera rivoluzione». Dice Aillon: «La scelta, porta ad una società meno isolata, e più solidale. Si è ricchi davvero, se possiamo vivere la nostra vita e fare le cose che riteniamo importanti».
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