La Nuova Sardegna

Oristano

Gli avvocati: il tribunale un bene di tutti

di Simonetta Selloni
Gli avvocati: il tribunale un bene di tutti

Il consiglio dell’Ordine forense mobilitato per mantenere la sede di Oristano. Oggi a Lanusei incontro delle curie regionali

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ORISTANO. L’avvocatura sarda si mobilita contro la possibilità che venga chiusa la sezione staccata di Sassari della Corte d’Appello. Una eventualità che si tradurrebbe con un effetto domino di enorme portata nell’ambito dell’amministrazione della giustizia dell’isola: la chiusura dei tribunali di Oristano, Tempio e Lanusei. Per Oristano sarebbe un ulteriore, grave segno dell’arretramento dello Stato: la Provincia commissariata per sopraggiunta soppressione, la Prefettura in ventilazione assistita e già dentro la lista nera del ridimensionamento. Il riordino della geografia giudiziaria allo studio della Commissione Vietti produrrebbe una sorta di effetto highlander: in Sardegna rimarrebbero operativi tre soli tribunali, Sassari, Nuoro e Cagliari, e la Corte d’Appello di Cagliari.

Oggi a Lanusei si riunisce l’Unione delle Curie sarde, l’organismo che comprende i Consigli degli Ordini forensi. All’ordine del giorno c’è la fortissima preoccupazione di quello che sarà lo scenario futuro di una giustizia vampirizzata. Il caso Oristano sarà rappresentato dal presidente del Consiglio dell’Ordine forense, Donatella Pau. Due giorni fa, l’avvocato Pau ha portato al Consiglio nazionale forense a Roma, le preoccupazioni per un territorio che ha già subìto il taglio delle due sezioni distaccate del tribunale (Macomer e Sorgono), la cancellazione degli uffici del Giudice di pace, l’accorpamento del personale al capoluogo. L’avvocato Pau ha incontrato il vice presidente nazionale Fracesco Logrieco, la cui nomina in seno alla Commissione Vietti è già alla firma del ministro della Giustizia Orlando.

Contro la soppressione del tribunale di Oristano si è già mossa la politica. Qualche giorno fa era intervenuto il sindaco Guido Tendas, quindi l’intero consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno nel quale si chiede il sostegno dei parlamentari e dei consiglieri regionali espressi dal territorio a difesa degli uffici giudiziari.

«Proponiamo che si svolga a Oristano un’assise regionale che porti tutti gli iscritti– sono 5mila – agli ordini forensi dell’isola».

Della soppressione dei tribunali si occupa il documento inviato dal presidente dell’Unione delle Curie sarde, avvocato Gianni Carrus, alla Commissione di Geografia giudiziaria, e, tra gli altri, ai presidenti delle Corti d’Appello e ai presidenti dei tribunali. All’esame dei commissari sono offerti dati che dimostrano inequivocabilmente come la ridefinizione delle mappe giudiziarie che porterebbe alla soppressione della sezione distaccata di Sassari della Corte d’Appello e alla morte dei tribunali di Oristano, Lanusei e Tempio, contrasti con i principi indicati dalla Commissione europea per il funzionamento della giustizia. Non solo: lungi dal tradursi in un risparmio per lo Stato e nei benefici per gli utenti, comporterà più spese e molti più disagi.

C’è poi da ragionare sulle ripercussioni di quella che l’avvocato Pau definisce una giustizia «destinata a diventare per ricchi. Spostare tutto il carico a Cagliari, e puntare sulle procedure alternative di risoluzione delle controversie che non prevedono il gratuito patrocinio, rischia di scoraggiare i cittadini. E così può accadere che per una banale lite per un confine, si creino tensioni che magari degenerano in reati penali, giusto per fare un esempio. Che dire poi dello spostamento continuo dei detenuti del 41bis da Tempio e Sassari verso l’unico giudice di sorveglianza superstite a Cagliari, oppure delle questioni dei minori, anche esse ribaltate tutte su Cagliari. La verità è che il rischio è di trovarsi di fronte a una giustizia denegata». Gli avvocati di Oristano attendono sviluppi. «Ma siamo pronti ad azioni clamorose, se sarà necessario. Ecco perchè intendiamo chiedere al sindaco Tendas la possibilità di svolgere l’assemblea degli avvocati del Foro di Oristano nell’aula consiliare, aperta alla cittadinanza». Perché tutti capiscano che una giustizia meno presente non è un problema degli addetti ai lavori. È cosa di tutti.

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