La Nuova Sardegna

Oristano

Le meraviglie di Bosa tesori inaccessibili per i tanti visitatori

di Alessandro Farina

La perla del Temo e gli edifici storici e di culto in pericolo: una serie di problemi strutturali e di restauri mai avviati

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BOSA. “Bella e impossibile”, come il titolo della canzone di Gianna Nannini. Cittadina dalla storia millenaria, dove il borgo medievale ha ospitato per secoli migliaia di abitanti, che si affaccia sull’unico fiume navigabile dell’isola. Ma tutto questo accade dove proprio l’estensione dell’area matrice e la presenza di tanti monumenti pongono apertamente più di un problema di restauro, tutela e conservazione, per buona parte lasciati alla buona volontà degli amministratori locali, già alle prese con le magre risorse economiche da suddividere nei diversi campi amministrativi.

E così molti piccoli e sconosciuti tesori della cittadina sono chiusi al pubblico. È il caso della chiesa di Sant’Antonio, piccolo gioiello dalla facciata in trachite rossa in pericolo per possibili cedimenti strutturali, uno dei tanti tasselli di una serie di vicende che da decenni si susseguono come emergenze. Per motivi vari non si può accedere ancora, altro esempio, alla chiesa di Santa Maria degli Angeli ai Cappuccini; la Cattedrale intitolata a Maria Immacolata presenta evidenti segni di degrado interno, a partire dagli affreschi dello Scherer, come nella chiesa di Santa Croce. Ancora, non si può accedere al mastio della torre del castello, perché sulla terrazza mancano le necessarie protezioni.

Chiusa da anni è anche la torre aragonese dell’isola Rossa a Bosa Marina, al pari della via d’accesso dal muraglione Caduti di Cefalonia, su cui tra l’altro è necessario intervenire con un’opera di consolidamento.

Questi sono alcuni dei casi più evidenti di monumenti con la scritta “chiuso”, senza contare l’immenso problema di tutela del quartiere di Sa Costa, caso sempre aperto, o il fatto che il museo territoriale della Planargia previsto da decenni nell’ex convento dei Cappuccini non è mai decollato; che l’orologio che adorna la chiesa del Rosario è fermo da anni; che il ponte in trachite sul Temo (mai dignitosamente illuminato) è attraversato da tubature che periodicamente cedono con conseguenti perdite idriche assai pericolose per la strutture.

Bosa, come attestano i riconoscimenti mediatici di livello internazionale con indubbio ritorno per l’intera Sardegna sul fronte del marketing turistico, è quindi un unicum che meriterebbe uno status di protezione ben più esteso che non quello che può assicurare la semplice questua tributaria locale o la lotteria dei potenziali finanziamenti dei bandi regionali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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