L’Adiconsum: «Si indaghi sulle serre»
L’impianto fotovoltaico nel mirino dell’associazione e del Comitato S’Arrieddu: «La nostra denuncia che fine ha fatto?»
ORISTANO. Attesa per una sentenza e attesa per un’inchiesta: il Comitato S’Arrieddu, Italia Nostra e l’Adiconsum vivono settimane decisive nella loro battaglia contro l’impianto di serre fotovoltaiche realizzato a Narbolia. Da un lato per l’attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, dall’altro per gli auspicati sviluppi dei loro esposti alla magistratura: «Quell’impianto è palesemente illegale», hanno ripetuto più volte ieri mattina nel corso di una conferenza stampa.
Illegale perché non rispetterebbe la legge che dà diritto agli incentivi solo se le aziende svolgono “prevalentemente” l’attività agricola. «Dai bilanci dovrebbe risultare che la metà più un centesimo dei conti della società sono legati all’attività agricola. Invece alla Camera di commercio dei bilanci 2013 e 2014 non c’è traccia», ha detto Giorgio Vargiu dell’Adiconsum. «Ma con soli due dipendenti - ha aggiunto il portavoce del Comitato S’Arrieddu, Pietro Porcedda - sarebbe impossibile far funzionare le serre. La verità è che quello è uno stabilimento industriale che produce energia elettrica e con l’agricoltura non ha nulla a che fare».
Queste incongruenze sono state segnalate alla magistratura. «Alcuni di noi sono stati sentiti anche dai magistrati, ma tutto tace - ha lamentato Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna -. A quanto ci risulta non c’è nè una richiesta di rinvio a giudizio, nè un’archiviazione. Eppure elementi per dire che a Narbolia sono state commesse delle gravi irregolarità ne abbiamo prodotti tanti».
Il secondo fronte è quello della sentenza del Consiglio di Stato. Anzi: “delle sentenze”. Quella che interessa più direttamente il Comitato S’Arrieddu e l’Adiconsum riguarda il ricorso presentato dalla Enervitabio (società che ha realizzato l’impianto) e dalla Regione sarda contro la sentenza del Tar Sardegna che aveva di fatto giudicato irregolare la procedura amministrativa seguita per la realizzazione delle serre. Insieme a Enervitabio e Regione, contro la battaglia del Comitato, ci sarebbe anche il Comune di Narbolia: «Il Comune con i suoi legali al Consiglio di Stato di fatto si è schierato contro di noi, con argomentazioni aggressive», ha detto Giorgio Vargiu, presidente regionale dell’Adiconsum. «Il Comune, invece - ha aggiunto Pietro Porcedda - dovrebbe fare il bene della sua comunità e della sua popolazione che è stata illusa con promesse di assunzioni e sviluppo: quelle terre devono tornare alla comunità».
Il secondo pronunciamento del Consiglio di Stato riguarda una causa al Tar del Lazio che ha dato ragione all’Enervitabio Santa Reparata. Il Gestore elettrico, il Gse, aveva sospeso infatti l’erogazione degli incentivi alla società, contestando il ritardo nell’entrata in funzione dell’impianto. La Enervitabio Santa Reparata si era rivolta al Tar del Lazio e aveva ottenuto l’erogazione dei fondi. Secondo il Comitato con una motivazione risibile: «Aveva lamentato una precedente sospensione dei lavori da parte del Tar di un giorno». Il Gse ora ha impugnato la sentenza e anche su questa si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato.
«I tempi? - ha detto Porcedda -. Gli avvocati ci hanno parlato di un paio di mesi, ma in casi analoghi si è arrivati a attese di sette mesi, anche di un anno. Gli avvocati della controparte non stanno nemmeno tentando di smontare le motivazioni della sentenza del Tar, quanto di appigliarsi a dei cavilli, anche questi smontati, peraltro, sempre dal Tribunale amministrativo regione».
@Petretto
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