Caccia al cinghiale, l’uscita del giovedì produce solo critiche
Cacciatori e animalisti contestano uniti la scelta regionale «Aumentare gli abbattimenti non riduce il numero dei capi»
CUGLIERI. L’apertura della caccia al cinghiale anche di giovedì non piace a molti cacciatori del Montiferru, dove esercitano l’attività venatoria una cinquantina di compagnie. Questa volta a dare man forte ai cacciatori ci sono anche gli animalisti, come la Lipu (lega protezione uccelli), che ritengono la scelta della Regione sbagliata e non risolutoria del problema sorto con il proliferare dei cinghiali. La presenza di cacciatori e cani in campagna due volte la settimana, contribuisce a tenere sotto pressione anche il resto della fauna selvatica, costretta a vivere in una condizione di stress continuo dato dall’insicurezza a permanere nel suo habitat. La Regione motiva la sua scelta con la necessità di venire incontro alle esigenze lamentate dalle associazioni degli agricoltori, ma, secondo i cacciatori, non tiene conto delle esigenze dell’altra fauna selvatica. Cervi, mufloni, gatti selvatici, martore, e selvaggina cosiddetta nobile. «Certo – affermano i cacciatori – i rischi maggiori sono proprio per la selvaggina nobile, già a rischio di estinzione. Durante le battute al cinghiale capita spesso che i cani inseguano la preda e non rientrino per giorni. Durante la loro permanenza in campagna, sono senza controllo, incalzano anche la selvaggina protetta e creano danni facilmente immaginabili». I cacciatori non ci stanno a essere “utilizzati” per calmierare il numero dei cinghiali presenti nei boschi dell’Isola. «Contro questa decisione – dicono – trattandosi di specie considerate nocive, anche gli animalisti devono farsi sentire». Gabriele Pinna, portavoce della Lipu, non vuole polemizzare con nessuno, ma un’idea sulla situazione venutasi a creare con la proliferazione dei cinghiali l’ha. «Questo è il frutto dell’introduzione di cinghiali da altre regioni italiane e dei successivi incroci con quelli endemici – dice – come sempre la colpa è degli uomini, non degli animali. Nonostante il danno sia stato fatto, sono convinto che quella adottata dalla Regione non sia l’unica strada percorribile. L’abbattimento indiscriminato dei capi non risolverà il problema». Secondo Pinna una strada alternativa alla fucilata a palla potrebbe essere rappresentato da uno studio approfondito della specie e un successivo abbattimento selettivo, come avviene anche per altri tipi di animali selvatici. «Sappiamo anche noi che i cinghiali stanno creando seri danni all’agricoltura. Ma siamo anche convinti che la sua presenza possa essere calmierata con altri sistemi». Sembrerà strano, ma il discorso di Pinna è condiviso anche dai cacciatori.
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