La Nuova Sardegna

Oristano

giustizia

Tribunale a rischio, scatta la mobilitazione

di Enrico Carta

Assemblea dell’Ordine provinciale degli avvocati. L’astensione è dietro l’angolo

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ORISTANO. Chiude, non chiude. Ma intanto è meglio agire, prima che i buoi siano scappati dalla stalla. Ma mentre gli avvocati si preparano addirittura all’astensione dalle udienze, per loro arriva una sanzione da novemila euro per una precedente tornata di scioperi che aveva fatto saltare per diversi mesi le udienze penali nel 2014. Secondo il garante, l’astensione non era giustificata e non rispettava le regole e così è arrivata la multa, contro la quale il consiglio provinciale dell’ordine forense ha già preparato il ricorso attraverso l’avvocato Massimo Illotto.

Ma non è solo per evitare ulteriori provvedimento che ieri l’assemblea non ha votato a favore dell’astensione immediata. Sul tavolo della protesta degli avvocati contro la paventata chiusura del tribunale di Oristano ci sono infatti altre iniziative, mentre lo sciopero arriverà solamente se la volontà del governo sarà quella di proseguire con il suo intento che dovrebbe portare alla serrata di varie sedi di tribunali.

Dall’assemblea convocata dalla presidentessa dell’Ordine, Donatella Pau, gli avvocati sono usciti con un documento votato all’unanimità nel quale si esprime la netta contrarietà all’ipotesi di chiusura che «comporterebbe gravissimi disagi per l’intera collettività con evidenti riflessi sull’amministrazione della giustizia nel territorio a svantaggio delle categorie più deboli. Il tribunale di Oristano, infatti, rappresenta un vero e proprio presidio di legalità per merito della magistratura civile e penale, del personale amministrativo, ma anche per merito di una classe forense che ha voluto e saputo farsi carico delle carenze dell’amministrazione, supplendovi con i propri mezzi».

Ovviamente il documento non poteva non toccare anche le peculiarità di un territorio dalla conformazione geografica particolare e dal quale lo Stato è in fuga attraverso il taglio di uffici e servizi. Insomma, Oristano che ha già perso la prefettura e altri presidi non può permettersi il lusso di veder andar via quel tribunale, dove, peraltro, negli ultimi anni sono stati spesi parecchie centinaia di migliaia di euro per i lavori di ristrutturazione.

È questo il paradosso dei paradossi, ma il tribunale è anche all’avanguardia nei servizi telematici e di informatizzazione, per non parlare poi dell’alto livello di efficienza e celerità raggiunto nella celebrazione dei processi. Tutto vero, ma per chi guarda solo i conti il taglio può sembrare una soluzione. Intanto la protesta è solo ai primi passi: quello successivo è in programma il 2 dicembre alle 15.30 nell’aula del consiglio comunale. Non saranno soli, perché l’invito è esteso alla cittadinanza, ai politici, ai sindacati. La battaglia è appena cominciata, ma si spera di non dover arrivare alle cannonate.

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