Amp e turismo, ma sul territorio abbonda l’amianto
A Cabras il convegno internazionale delle Aree marine Denuncia Lililu (Ex esposti): coste minacciate dall’eternit
CABRAS. Il turismo ambientale si programma su un letto d’amianto. Succede a Cabras, dove in questi giorni sono sbarcati nel Sinis i rappresentanti dell’Aree marine protette del Mediterraneo per parlare di promozione del turismo sostenibile, valorizzazione dell’ambiente e tutela della biodiversità. Tutti argomenti che hanno un grande impatto sull’immaginario collettivo e che sembrano descrivere un’oasi di pace pronta a immergersi nell’epopea del turismo ambientale, per giunta passando dalla porta principale. La realtà, purtroppo, è diversa. Se il mare non gode di ottima salute e le dispute con i pescatori sono all’ordine del giorno, la zona costiera è esposta a un pericolo più grave. E, se possibile, addirittura più evidente. Quando si parla di tutela ambientale, però, nessuno si preoccupa di ricordare la convivenza forzata con uno dei materiali più pericolosi utilizzati nell’edilizia e dispersi nell’ambiente. Le coste del Sinis sono minacciate da un killer invisibile, uno spietato assassino che risponde al nome di cemento amianto, noto ai più come “Eternit”. È il retaggio della vecchia usanza di costruire i casotti in riva al mare, ma è anche il frutto del lavoro di chi si libera dei rifiuti pericolosi scegliendo posti appartati invece che discariche autorizzate. La geografia del Sinis è ricca di punti in cui l’amianto è un problema: «Le spiagge di San Giovanni di Sinis, dove c’erano i casotti abbattuti negli anni 80 – ricorda Giampaolo Lilliu, presidente dell’associazione “Ex esposti amianto” –, l’area non è recintata ma i resti sono evidenti. Poi c’è la spiaggia di Funtana Meiga, anche in questo caso per colpa dei casotti demoliti anni fa. Fino a qualche tempo fa l’area era recintata ma ormai la recinzione è crollata senza che succedesse nulla. Eppure il Comune ha ricevuto un finanziamento di 100mila dalla Regione per bonificare le coste. Che fine hanno fatto questi soldi», domanda Lilliu. Nella carta geografica dell’amianto ci sono anche due delle “cartoline” più note della cittadina lagunare, lo stagno di Mar’e Pontis e la spiaggia di Is Aruttas: «Lungo le sponde dello stagno ci sono diverse discariche che sono state segnalate al Comune ma che non sono state bonificate. La più pericolosa, però, è quella di su Bardoni». In quello che sarebbe dovuto essere uno degli scenari possibili per lo sviluppo turistico sono rimasti solo i materiali di scarto: «Le vecchie cave sono state riempite con scarti di lavorazione edile, tra cui anche l’amianto. Una bomba ecologica sotterrata ma pronta a esplodere – conclude Lilliu – e una parte è ancora in vista, in mezzo alla macchia mediterranea».
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