Scontrini modificati per rubare l’incasso
ORISTANO. Il dipendente infedele si becca la condanna. Ha provato a discolparsi, spiegando di aver solamente agito secondo gli ordini che gli venivano impartiti dal datore di lavoro, ma per il...
ORISTANO. Il dipendente infedele si becca la condanna. Ha provato a discolparsi, spiegando di aver solamente agito secondo gli ordini che gli venivano impartiti dal datore di lavoro, ma per il giudice questa versione non è credibile e così la pena è stata anche più alta rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero Daniela Caddeo. Quest’ultima aveva sollecitato un anno e quattro mesi, ma per Enrico Cascinu, ex dipendente della Agrinova, la condanna è stata di tre anni e tre mesi. L’accusa era quella di furto, compiuto grazie ad un abile giochetto: ogni volta che il dipendente era alla cassa, dopo aver battuto lo scontrino e atteso che il cliente fosse andato via, provvedeva ad annullare il precedente scontrino appena emesso. Successivamente ripeteva l’operazione, ma indicando un importo nettamente inferiore, quindi si sarebbe tenuto il surplus. Con questa tecnica avrebbe fatto sparire 1.727 euro nel 2009, 12.487 euro nel 2010, 687 euro nel 2011.
Tutto vero? Lo stesso Enrico Cascinu, nelle sue spontanee dichiarazioni di fronte al giudice monocratico Francesco Mameli, non ha negato che quella fosse una pratica che avesse messo in atto, ma ha dato una giustificazione diversa chiarendo che sarebbe stato il proprietario a suggerire quella tecnica per poi poter ottenere dei guadagni in nero.
Questa versione però non ha retto alla prova dell’aula, dove è stata riepilogata la vicenda che rischiava di portare la ditta che vende prodotti e attrezzi per l’agricoltura al fallimento, era iniziata con un controllo della Guardia di finanza. Ci si accorse che lo scontrino rilasciato al cliente era stato subito dopo annullato e ribattuto con una cifra di molto inferiore. Così iniziarono le verifiche che hanno poi portato ad individuare nel dipendente il responsabile di quelle perdite. L’avvocato difensore Antonio Cova ha invece riportato il discorso su un piano diverso: un litigio sarebbe stato alla base di tutto e alla fine il dipendente sarebbe stato in qualche modo incastrato proprio attraverso la denuncia fatta per evitare che la proprietà dell’azienda venisse travolta dagli accertamenti della Guardia di finanza. Si preferì così far ricadere le colpe sul singolo dipendente.
La storia processuale ha avuto però un esito diverso e ora per Enrico Cascinu ci sarà da affrontare anche la questione del risarcimento danni ai vecchi datori di lavoro, costituiti parte civile con l’avvocato Carlo Pau.
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