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Osservazioni al progetto di perforazione

Osservazioni al progetto di perforazione

FORDONGIANUS. Si avvia alle battute finali la seconda fase del procedimento legato alla verifica dell’esecuzione di una perforazione spia per la ricerca di una falda acquifera che la società Terme...

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FORDONGIANUS. Si avvia alle battute finali la seconda fase del procedimento legato alla verifica dell’esecuzione di una perforazione spia per la ricerca di una falda acquifera che la società Terme di Sardegna ha individuato sulla sponda sinistra del Tirso in località Fonte Caddas, su cui esercita una concessione mineraria dal 2004.

I tempi dettati dalla normativa sono agli sgoccioli e, una volta vagliate le osservazioni depositate negli ultimi 45 giorni, il Servizio di valutazione ambientale deciderà se rilasciare il nulla osta finale, e quindi autorizzare la costruzione del pozzo contemplato nel progetto, o se procedere prima con la verifica d’impatto ambientale.

Con lo studio preliminare il gestore ha già ottenuto il parere positivo della Sovrintendenza e le altre autorizzazioni, manca dunque un ultimo tassello per passare alla terza fase del progetto: riaprire cioè il foro tombato dopo la scoperta della vena e realizzare le condotte e il sistema di pompaggio per convogliare l’acqua calda dalla falda allo stabilimento termale.

Un’opera non impattante secondo la relazione depositata a ottobre presso il Savi (Servizio di sostenibilità, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali) dell’assessorato regionale Difesa dell’Ambiente. Lo studio prevedeva una profondità massima di 70-80 metri e di eseguire un’opera di isolamento fino all'intercettazione della falda freatica del Tirso.

Questo per impedire interferenze con le acque superficiali. La lavorazione, inoltre, non prevedeva un’occupazione ingente di suolo, ed escludeva azioni volte a modificare la morfologia dell’area interessata e di quelle limitrofe. Nella relazione si escludeva inoltre la produzione di materiali di scarto o di rifiuto industriale. Gli unici rifiuti potevano al massimo essere generati, secondo i geologi, dal funzionamento meccanico della sonda utilizzata per eseguire le perforazioni, in totale tre.

«Dal punto di vista paesaggistico l’impatto sarà pressoché nullo e tutti i fattori d’impatto sono da ritenersi reversibili», ha assicurato la società riferendosi in particolare alle emissioni acustiche e di polveri. (mac)

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