Il Comune deve pagare un debito da 60mila euro
Abbasanta: è l’effetto di un vecchio contenzioso con un progettista La sentenza non è ancora definitiva, ma l’amministrazione deve risarcire
ABBASANTA. Il vecchio contenzioso con il professionista che progettò il centro espositivo dell’artigianato artistico non è ancora arrivato al terzo e ultimo atto, ma il Comune dovrà pagare la controparte a prescindere da un possibile ribaltamento in Cassazione della sentenza d’appello.
Sono le contraddizioni della legislazione italiana. La sconfitta nel processo di secondo grado subita dall’ente nella causa civile che da quasi sette anni lo oppone all’architetto Giovanni Caggiari è costata un debito fuori bilancio di 59.900. La somma è stata iscritta in sede di assestamento del bilancio, approvato ieri dal Consiglio.
L’antefatto: nel 2009 l’architetto incaricato della progettazione dell’opera di riconversione di un immobile dell’area Ex fiera otteneva dal giudice di pace un decreto ingiuntivo con cui s’intimava al Comune di versare al professionista 37.000 euro per la progettazione preliminare e per i relativi interessi e spese legali.
Il Comune si è opposto al provvedimento del giudice di pace di Oristano, che nel 2012 ha accolto il ricorso dell’ente pubblico. Alla fine dello stesso anno l’architetto ha presentato ricorso in appello e l’amministrazione ha deciso di resistere in giudizio.
Passa quasi un anno e mezzo e la Corte d’Appello si pronuncia rigettando l’opposizione del Comune e confermando il vecchio decreto ingiuntivo emesso dal giudice di pace. A quel punto (novembre 2014) il Comune impugna la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Prima della sentenza definitiva passerà ancora molto tempo, ma intanto il Comune è chiamato a ottemperare alle disposizioni del giudice d’appello. «È una delle tante anomalie della legislazione italiana» ha commentato il capogruppo di maggioranza Gian Valerio Sanna. «Basta la sola sentenza di secondo grado per rendere esecutivo il decreto ingiuntivo di pagamento malgrado si debba ancora pronunciare la Cassazione. Bisognerebbe rendere “indisponibili” i caratteri precettivi fino al terzo grado di giudizio».
L’amministrazione ripianerà il debito in cinque rate entro il 2017. Ma le grane non sono finite con la causa civile per l’ amministrazione, che ha dovuto riconoscere un secondo debito fuori bilancio seppure d’importo più modesto: 8000 euro per la lotta al randagismo.
Il riconoscimento dei debiti è stato approvato senza i voti dell’opposizione, che a inizio seduta ha abbandonato l’aula rimproverando alla maggioranza di ignorare i tentativi di collaborare e contestando la «gestione approssimativa dell’ente».
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