Le colpe della pesca in crisi scaricate sui cormorani
Per il Gruppo di intervento giuridico gli uccelli sono un facile capro espiatorio «Inquinamenti, cattiva gestione opere pubbliche disastrose: non contano nulla?»
CABRAS. Un balletto di numeri per denunciare le colpe dei cormorani sui problemi della pesca negli stagni oristanesi, presentati da Uecoop e Coldiretti, con la richiesta di aprire la caccia nei loro confronti. «Secondo UeCoop Sardegna, che ha elaborato dati della Provincia di Oristano e del Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Cagliari, tra ottobre 2014 e dicembre 2015, i cormorani hanno consumato oltre 537 mila chili di pesce per un valore complessivo di due milioni 686mila euro calcolato nell'ipotesi di un prezzo medio di 5 euro al chilo». Secondo Stefano Deliperi, per il Gruppo di intervento giuridico, si sarebbe di fronte a «Parole e cifre in libertà. Unico filo conduttore, la responsabilità della cattiva gestione della pesca negli Stagni oristanesi, attribuita esclusivamente ai Cormorani, vil razza dannata. Mai un briciolo di autocritica». Il fatto, secondo Deliperi, è che «Inquinamenti, cattiva gestione, opere pubbliche spesso disastrose non contano nulla».
E continua, Deliperi, citando altri esempi. «Poco importa che le fogne di Nurachi – tanto per citare un caso – continuino a scaricare nello Stagno di Cabras i reflui inquinanti o che prosegua la pesca abusiva sotto gli occhi di tutti ovvero che – secondo la stessa Coldiretti – ben l'80% dei “prodotti del mare e degli stagni" (pesci, crostacei molluschi) consumati ogni anno in Sardegna sia di provenienza extra-regionale, sintomo anche di cattiva organizzazione del settore, la colpa è sempre e solo dei Cormorani».
Deliperi porta all’attenzione alcuni dati sulla presenza dei cormorani. E quello più significativo è che «Pur essendo riconosciuta una sensibile presenza nidificante e svernante dei Cormorani, non ci sono ancora censimenti validati, nemmeno stime ufficiali dei pesci predati, solo richieste di abbattimenti degli uccelli neri e rivendicazioni di indennizzi sulla base delle mere richieste delle organizzazioni dei pescatori».
Allora. Nel 2013 è partito il Progetto CorMan, il censimento europeo dei Cormorani (Phalacrocorax carbo) recentemente avviato presso le Regioni e Province autonome in base alla Risoluzione Kindermann del Parlamento europeo. Prima delle risultanze del censimento e della relativa valutazione degli eventuali danni economici provocati dai Cormorani non saranno autorizzate eventuali misure di contenimento della popolazione di Cormorani di alcun genere.
Ma secondo la ricerca “Censimento della popolazione svernante di Cormorano Phalacrocorax carbo sinensis nella Sardegna meridionale”, effettuata da Carlo Murgia, Alberto Sanna e Alessandro Sanna, in Sardegna la popolazione svernante è stata valutata attraverso i censimenti invernali in 18.280 (2012) individui. E gli stessi ricercatori hanno calcolato che «Il consumo giornaliero può essere condizionato da numerosi fattori in base alla stagione o all'attività, mentre la stima generalmente riconosciuta si aggira sui 473 grammi di pesce giornalieri. Inoltre, il cormorano tende preferibilmente a nutrirsi di esemplari di piccole dimensioni, comunque al disotto dei 100 g, più facili da catturare e non di taglia commerciale».
Per valutare l’incidenza dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni ittiche, la Regione nel 2009 sulla base di studi condotti in vari paesi, ha fatto propria la composizione qualitativa individuata dal ministero delle Risorse Agricole: i cormorani mangiano anguille 5,25%, ghiozzi 6,02%, muggini 42,16% e pesci di nessun valore commerciale 46,57%».
Quasi la metà della predazione da parte dei Cormorani, allo stato, non avrebbe valore commerciale, dice Deliperi. Che conclude: «Quali sarebbero, quindi, i danni effettivi per le zone umide in concessione di pesca? E quali sarebbero, però, i ricavi effettivi da parte delle cooperative di pescatori? Quale l'incidenza dei danni provocati dall'inquinamento e della pesca abusiva? Che vi sia chiarezza su tutti i dati. Non devono certo essere i Cormorani a pagare le conseguenze della scarsa capacità gestionale della pesca nelle zone umide della Sardegna, c'è bisogno di approfondite verifiche e di una seria riforma del settore».
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