La Nuova Sardegna

Oristano

Con strutture inadeguate l’accoglienza non funziona

di Michela Cuccu
Con strutture inadeguate l’accoglienza non funziona

Il sindacalista funzionario della prefettura denuncia le carenze del sistema Mancano le strutture di cooperazione e si rischiano pericolosi conflitti sociali

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ORISTANO. «La provincia non è attrezzata per l’accoglienza degli immigrati in attesa dello status di rifugiato. Non ha strutture e personale adeguati». Fino a quando a sostenerlo, magari con proteste pubbliche e magari sul vitto, erano stati gli stessi profughi, la questione sulla scelta di sistemare alcune centinaia di migranti arrivati in questi mesi in Italia dalle zone di guerra del Medio Oriente e dall’Africa, poteva far sorgere tutto sommato delle perplessità. Se però il pensiero lo esprime il funzionario della Prefettura che ha il compito di organizzare il complesso sistema di accoglienza nel territorio, i dubbi cadono del tutto.

Ieri pomeriggio è stato proprio Fulvio Sprio, sindacalista Cgil e funzionario che negli uffici di via Beatrice d’Arborea segue direttamente la questione, a tratteggiare un quadro non proprio idilliaco del sistema di accoglienza nell’Oristanese. Intervenendo ad un dibattito sugli effetti dell’attentato terroristico di Parigi, organizzato al liceo classico De Castro, dalla Cgil, Fulvio Sprio ha dipinto una situazione certamente non perfetto del sistema di accoglienza dei profughi in provincia. Il funzionario ha chiarito che da subito era stato segnalato come il territorio non fosse attrezzato a svolgere questo tipo di servizio.

«Non avendo strutture per la cooperazione sociale si è ripiegato sugli agriturismi, che, nati con ben altro scopo, si sono rivelati inadeguati», ha detto il funzionario, riferendo di situazioni complesse anche per gli stessi gestori degli agriturismi «che certo non hanno la preparazione per svolgere un servizio di accompagnamento degli immigrati fino all’ottenimento dell’asilo politico. Infatti, non è sufficiente distribuire pasti, letti e pocket money – ha detto –. L’accoglienza dei profughi è un fenomeno molto più complesso».

Eppure, malgrado le proteste, le situazioni di conflittualità con gli immigrati, fra i titolari di aziende agrituristiche c’è chi ha fiutato l’affare. «L’accoglienza è diventata un business: aziende, in particolare quelle con poca clientela, hanno presentato le proprie candidature», sottolinea Fulvio Frino che si è soffermato sul lavoro della una commissione mista tra Prefettura e Questura che ha il compito di vagliare le strutture più idonee. Tuttavia, esiste la necessità di garantire l’accoglienza, che, se non adeguata, può provocare situazioni ancor più difficile. «Soprattutto in alcune comunità, il perdurare della situazione sta creando momenti di conflittualità. Alcune amministrazioni comunali, ad esempio, non vogliono più accogliere profughi. Ci sono strutture ormai sature».

In mezzo c’è poi la popolazione. «Nascono le incomprensioni, si innesca un tipo di conflittualità fra gli abitanti e gli ospiti che invece bisogna superare», spiega. Insomma, una situazione piuttosto complessa, per chi la vive sui due fronti.

Nel frattempo, il problema dell’accoglienza e distribuzione nel territorio dei profughi è una delle emergenze che da sola, l’Italia, non è in grado di affrontare. È di ieri la notizia che l’Unione Europea sarebbe pronta ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia che non avrebbe saputo gestire le migrazioni. In particolare, l’Italia è accusata da Bruxelles di una serie di inefficienze strutturali nel sistema di accoglienza degli immigrati ai quali verrebbe riservato un trattamento «inumano». Situazione che avrebbe portato alla fuga dall’Italia verso altre nazioni.

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