La Nuova Sardegna

Oristano

Sigilli violati, chieste cinque condanne

di Enrico Carta

Cabras, strascico giudiziario per Doddore Meloni dopo l’occupazione dell’isola di Malu Entu

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CABRAS. Un passo avanti, ma poi si torna indietro perché c’è qualcosa nelle immagini viste in aula che non torna. Tra le mille variabili processuali dell’occupazione di Mal di Ventre da parte del gruppo indipendentista che fa capo al terralbese Doddore Meloni il quale proclamò nell’estate del 2008 la Repubblica di Malu Entu e nominò se stesso presidente e ai suoi fedelissimi assegnò vari incarichi governativi, c’è quella della violazione dei sigilli.

L’isolotto infatti era finito sotto sequestro qualche settimana dopo l’occupazione e l’insediamento del gruppo indipendentista. Si indagava per reati ambientali e così la magistratura appose i sigilli che però vennero violati. Ne nacque un’inchiesta bis che vede sul banco degli imputati lo stesso Salvatore Meloni, Massimo Mascia, Sergio Saba, Bruno Delussu e Felice Pani. Tutti aspettavano di conoscere l’esito del processo ieri mattina, ma la macchina giudiziaria ha dovuto fare un passo indietro dopo che in aula sono state mostrate alcune fotografie scattate sull’isola qualche mese dopo l’occupazione.

Evidentemente questo ha aperto un nuovo scenario, tanto che il giudice monocratico Antonio Enna ha invitato il pubblico ministero Daniela Muntoni e gli avvocati difensori Cristina Puddu e Loretta Pusceddu a fare nuove istanze istruttorie. Le controparti hanno richiesto di poter ripetere l’audizione di alcuni testimoni e una perizia per chiarire meglio in che data fossero state scattate quelle foto, ma il giudice le ha respinte.

A quel punto ha invitato pubblico ministero e difesa a trarre le conclusioni, con il primo che ha nuovamente sollecitato le condanne per i cinque imputati, chiedendo la pena di un anno e sei mesi e 500 euro di multa per Doddore Meloni in quanto ispiratore dell’azione e di un anno e 350 euro di multa per gli altri quattro imputati perché considerati come coloro che aveva eseguito materialmente il reato.

Le richieste sono le medesime già formulate qualche mese fa dal pubblico ministero, così come la difesa ha replicato anche stavolta sollecitando l’assoluzione per tutti gli imputati perché non esisterebbero prove che a violare i sigilli siano state le persone ora sotto processo. È la replica di un film già visto nella stessa aula, dove al termine della requisitoria e delle arringhe il giudice ha deciso di fissare una nuova udienza per la sentenza. Il 22 gennaio.

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