Un distretto produttivo per il formaggio “fresa”
Paulilatino, attraverso l’agenzia Laore si cerca di aggregare diverse realtà Nonostante l’alta qualità attualmente resta fuori dai canali commerciali
PAULILATINO. Una specialità da rilanciare. Sebbene ricercata e molto apprezzata, sa fresa è una varietà di formaggio vaccino poco commercializzata attraverso i canali di vendita tradizionali. Gran parte della produzione locale è destinata all’autoconsumo o alla vendita di modesti quantitativi. Eppure le sue potenzialità sono notevoli in un territorio vocato all’allevamento bovino. Dopo la costituzione dell’associazione dei produttori di fresa, che ha segnato il passo successivamente all’intensa attività svolta tra il 2011 e il 2013 con la creazione di un disciplinare e di un marchio, si sta risvegliando l’interesse attorno alla specialità del paniere locale.
L’agenzia Laore prova a tracciare la strada della valorizzazione delle produzioni agroalimentari di nicchia. L’idea è di creare una filiera con i produttori delle aree dove resiste la tradizione legata alla lavorazione del latte a crudo. Nel centro Sardegna sono pochissime e Paulilatino è tra le realtà superstiti che potrebbero implementare la rete. L’input è partito dal Comune e dalla Pro loco di Bortigali, dove sabato prossimo si svolgerà una fiera mercato. L’obiettivo è di coinvolgere i produttori di altre zone per promuovere la specialità e di replicare l’evento in tutti i paesi produttori di formaggio da arrosto.
E qui entra in gioco l’amministrazione paulese che nei giorni scorsi ha organizzato un incontro per vagliare l’ipotesi dell’istituzione di un distretto della fresa. «Alla riunione hanno partecipato parecchi allevatori, segno che l’interesse c’è – ha detto l’assessore Osvaldo Licheri –. Purtroppo in questo momento non hanno la disponibilità di forme da esporre alla fiera del Marghine perché è un formaggio che va venduto o consumato dopo venti giorni, tuttavia parteciperemo al convegno concomitante per capire qual è l’intendimento di Laore». Benché nell’ultimo decennio la crisi del settore abbia drasticamente ridotto il numero delle aziende e la consistenza del patrimonio zootecnico, la pratica di lavorare il formaggio in casa è ancora molto diffusa. Ma c’è anche un’eccellenza con tanto di bollino: un piccolo caseificio che smercia sa fresa anche nella Penisola. Ora si vuol tentare di sfruttare anche il potenziale inespresso, magari con la vendita diretta all’interno di un distretto.
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