La Nuova Sardegna

Oristano

Profughi, accoglienza senza business per gli agriturismi

di Michela Cuccu
Profughi, accoglienza senza business per gli agriturismi

Il presidente di Rete Terra Madre Sardegna replica: «Siamo stati i primi a creare una rete di strutture e progetti»

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ORISTANO. «Nell’Oristanese siamo stati i primi in Italia a creare una rete di strutture per l’accoglienza dei migranti e malgrado le difficoltà, i risultati sono positivi e importanti. Per di più le aziende agrituristiche che li accolgono, stanno lavorando seriamente e senza business». Replica così Antonello Comina alle dichiarazioni rilasciate nel corso di un convegno sui temi dell’immigrazione tenuto qualche giorno fa al liceo De Castro. Fulvio Sprio, sindacalista della Cgil e funzionario della Prefettura che si occupa della sistemazione delle quote dei richiedenti asilo, aveva segnalato le carenze del territorio, privo di strutture idonee.

«Abbiano sistemato i profughi negli agriturismi perché non avevamo alternative, malgrado l’accoglienza sia ben altra cosa che distribuire pasti o mettere a disposizione posti letto». Fulvio Sprio aveva anche parlato di un vero e proprio business creato attorno alla questione dell’accoglienza: «Le aziende agrituristiche, in particolare quelle con pochi clienti, hanno fiutato l’affare e si candidano per accoglierli».

Sono affermazioni che hanno scatenato le prime polemiche. Antonello Comina è il presidente di «Rete Terra Madre Sardegna», associazione del volontariato della quale fa parte la maggioranza delle aziende che ospitano profughi in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico. Dice: «Mi rendo conto che ci sono, ancora oggi, difficoltà e punti critici nel sistema dell’accoglienza, tuttavia in un anno e mezzo, sono stati fatti passi da gigante con importanti risultati anche grazie all’impegno delle aziende agrituristiche e sociali che li accolgono. Si tratta – dice ancora – di piccole entità, protagoniste nel sistema dell’accoglienza in ambito rurale, riferimento importante del sistema di accoglienza in corso di sperimentazione proprio in provincia».

Spiega Antonello Comina: «Quella data dalle aziende che hanno deciso di sviluppare una serie di buone prassi anche innovative È già una prima risposta in termini di impegno sociale e solidale». Le aziende che accolgono i migranti, si sono dotate di mediatori culturali, stanno anche tenendo corsi di formazione linguistica per i loro ospiti. È poi in corso una serie di iniziative che possano coinvolgere, in forma volontaria, i profughi in varie attività. Fra queste, spicca un progetto di realizzazione, da parte degli stessi migranti, di aree giardino nei centri che hanno ospitato i profughi per lasciare una testimonianza del loro passaggio in Sardegna. «Certo, la maggioranza di queste persone in Sardegna neppure ci vuol mettere piede. Quando arrivano, dopo un viaggio pericolosissimo e durissimo, hanno l’obbiettivo di raggiungre il Nord Europa per ricongiungersi a familiari e parenti – conclude Antonello Comina –. Per questo, una volta qui, in tanti vanno via, rinunciando al sistema di protezione».

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