«Sedilesi, siate sfrenati nell’accoglienza»
A Sedilo l’esortazione del vescovo Morfino in occasione dell’apertura della Porta santa a S. Costantino
SEDILO. Una lunga teoria di fedeli, ieri, si è messa in cammino verso la Porta Santa. Il pellegrinaggio che ha preso le mosse dall’arco di San Costantino verso il santuario è stato il prologo della solenne cerimonia d’apertura dell’anno giubilare.
«Lo sguardo fisso di Gesù e del Signore dischiude per noi e per l’umanità intera le porte della Misericordia, preludio di profonda speranza di grazia e di gioia», ha esordito il vescovo della diocesi Alghero-Bosa Mauro Maria Morfino rivolgendosi alla folla.
Cinquecento, forse seicento persone si sono riversate ai piedi del santuario campestre per seguire la lettura della bolla pontificia sull’indizione dell’Anno Santo straordinario. «Misericordia è la parola che rivela il mistero della Santissima Trinità», ha evidenziato il vicario diocesano Giuseppe Curcu. «È la via che unisce Dio all’uomo perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante i nostri limiti».
Spalancato l’uscio della chiesa, una fiumana di gente ha preso posto nei banchi e tra le navate. Traboccanti di gente al punto da costringere molti a seguire le celebrazioni dall’esterno. Durante l’omelia il vescovo ha indugiato sul rapporto tra Dio e gli uomini, sulla sua indulgenza, sull’inutilità di mostrarsi a lui sotto mentite spoglie e sulla sofferenza subita o inflitta dall’uomo all’uomo.
«La chiesa è la casa del Padre e casa nostra – ha detto monsignor Morfino –. Qui non si possono presentare credenziali di bontà e di virtù, tantomeno le maschere, ed è importante poter stare in un luogo senza maschere e ipocrisie».
E riallacciandosi alle letture del Nuovo Testamento ha ammonito: «Sappiamo cosa avviene quando non si segue il Vangelo: lacerazioni, divisioni, vendette, uccisioni. Il sangue è corso a Parigi, corre ancora in Siria e in altri punti della Terra ed è corso anche qui. Ma le uccisioni non sono solo quelle perpetrate con le armi: anche chi toglie i panni di dosso al prossimo o chi dice stupido agli altri fratelli è omicida». Il presule ha poi aggiunto: «Ma è possibile che ognuno di noi diventi luce, diventi significante con opere di misericordia».
Prima della benedizione finale, il vescovo ha voluto rivolgere ai fedeli una raccomandazione particolare. «Dove si corre l’Ardia bisogna essere sfrenati nella misericordia e sfrenati nell’accoglienza, ma frenati nella lingua e nel peccato».
Maria Antonietta Cossu
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