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Processo per droga I testi: «Il terreno non era di Pippia»

BONARCADO. Un terreno accessibile a chiunque e spesso pieno di rifiuti. Per la difesa di Gian Mario Pippia questo è più di un dettaglio e di una descrizione di un luogo. È la dimostrazione che nell’ar...

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BONARCADO. Un terreno accessibile a chiunque e spesso pieno di rifiuti. Per la difesa di Gian Mario Pippia questo è più di un dettaglio e di una descrizione di un luogo. È la dimostrazione che nell’area in cui i carabinieri trovarono la droga, poteva arrivare qualsiasi persona. La conseguenza di ciò è che attribuire la proprietà della piantagione e quindi di sette chili di marijuana all’apicoltore di 57 anni Gian Mario Pippia non sarebbe possibile. I carabinieri l’avevano arrestato a metà ottobre, quando avevano svolto una serie di accertamenti tra cui il blitz che aveva portato a recuperare la droga. Il giorno successivo, di fronte al giudice Enrica Marson, è iniziato il processo per direttissima che ieri ha visto la deposizione di alcuni testimoni citati dall’avvocato difensore Riccardo Schirò. Proprio questi ultimi hanno chiarito che la zona era accessibile a tutti, fatto che smonterebbe le accuse mosse dal pubblico ministero Andrea Chelo che si basano sugli accertamenti effettuati dai carabinieri per un lungo periodo. Gian Mario Pippia era infatti al centro di una strana vicenda: a maggio una sorella ne aveva denunciato la scomparsa. In tribunale invece dovrà presentarsi nuovamente il 21 gennaio.

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