Il Comune dice addio al Porticciolo
Il Consiglio vota a favore della dismissione delle quote delle Marine Oristanesi. Ora spazio alla gestione dei privati
ORISTANO. Prima Fenosu, ora il porticciolo di Torregrande. Le strutture restano di proprietà degli enti pubblici, ma gli stessi enti non vogliono più le mani legate e cedono le società di gestione che – i conti sono lì a dimostrarlo – non sono state e non sono in grado di guidare in maniera efficace. Qualche giorno fa per la Sogeaor era stata decisa la dismissione delle quote di tutti i soci, ora il Comune si smarca dalla sua partecipazione alle Marine Oristanesi, società di gestione del porticciolo turistico di Torregrande.
Le cose infatti non vanno bene e così, prima che si arrivi a un secondo caso Fenosu con passaggi in tribunale e salvataggi dell’ultima ora, sedici consiglieri tra cui anche Salvatore Ledda e Daniela Nurra dall’opposizione hanno votato a favore della cessione delle Marine Oristanesi. Il passaggio del porticciolo ai privati era uno dei punti del programma della giunta Tendas che in più ha ricevuto la spinta dalle nuove leggi che impongono l’abbandono delle società partecipate in ambiti che non siano strettamente legati alle attività per cui l’ente pubblico esiste. I trasporti non sono considerati come competenza del Comune, tanto più che le Marine Oristanesi oggi contano un consiglio di amministrazione di cinque componenti più alto rispetto al numero di dipendenti che si ferma a tre.
E allora fine dell’avventura pubblica e porte aperte ai privati come avverrà per Fenosu, nella speranza che ci siano margini per far guadagnare quota a una struttura che, secondo i conti dell’assessore Giuseppina Uda, rischia di finire sotto il livello del mare: «I bilanci degli ultimi tre anni sono in perdita, tanto che abbiamo registrato una diminuzione del patrimonio netto da 127mila a 87mila euro». Quel “meno 40mila” spaventa e siccome non si vuole arrivare a una riedizione del caso Fenosu, con la Sogeaor presa per i capelli e salvata con un’ulteriore esosa iniezione di capitale pubblico, si procederà a cedere le proprie quote. Il Comune ne detiene l’86% e conta di arrivare al bando per la gestione con l’appoggio della Sfirs, la finanziaria regionale che detiene un altro 7% delle quote societarie. Il resto è in mano al Circolo Nautico Oristanese che al momento non sembra però della partita.
Ad ogni modo è più che sufficiente la vendita del 93% di quote per dare il benvenuto ai privati. «Li considero come la manna dal cielo – afferma l’assessore Giuseppina Uda –. Del resto la mano degli enti pubblici ha dimostrato sia con Fenosu che con Torregrande di non essere in grado di gestire il settore dei trasporti».
Il Comune intanto fugge anche dal Consorzio Rete dei Porti, dove deteneva una quota dell’8,33%, troppo bassa per contare qualcosa e incidere.
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