Documenti irregolari, guai per il vice sindaco
Riola Sardo, decreto penale di condanna a 22mila euro per Sandro Sanna L’illecito riguarda il suo lavoro di geometra per la pasticceria della moglie
RIOLA SARDO. Un documento mancante e un altro fasullo. Senza nemmeno passare per il dibattimento, il giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas firma il decreto penale di condanna per il vicesindaco Sandro Sanna. L’attività politica di colui che è anche presidente del Motoclub non c’entra però con la vicenda finita qualche tempo fa sul tavolo del pubblico ministero Marco De Crescenzo a seguito di un esposto penale che riguardava invece delle irregolarità che sarebbero state commesse durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Sandro Sanna (34 anni) è geometra e come tale fu progettista e direttore dei lavori di ristrutturazione e ampliamento della pasticceria “Dolce salato” di proprietà della moglie Maria Teresa Pinna. Il locale si trova tra via De Cristoforis e via Petrarca e i lavori che riguardavano l’adeguamento degli impianti e l’ampliamento del locale furono eseguiti in due momenti successivi. I lavori vennero affidati a una ditta di Paulilatino e terminata la prima tranche la pasticceria aprì occupando solo la parte del locale che dà su via Petrarca. Poi si procedette in via De Cristoforis dove infine venne trasferita la sede della pasticceria. A certificarlo è la relazione DUAAP, proprio lo stesso documento sul quale Sandro Sanna sarebbe cascato nell’errore che gli è costato il decreto penale che prevede la condanna a novanta giorni tramutata in una multa di 22.500 euro. L’accusa mossa dal pubblico ministero Marco De Crescenzo è quella di falso perché al momento di richiedere l’agibilità del locale avrebbe dichiarato che erano stati allegati i progetti degli impianti che invece non erano stati presentati. Del resto, secondo l’accusa, Sandro Sanna non avrebbe potuto farlo perché quei documenti non erano in suo possesso visto che nel frattempo si era insinuato un contenzioso con la ditta Mondo Installazioni che aveva portato a termine i lavori. Questi non sarebbero stati pagati, tanto che si era arrivati alla richiesta del pagamento di 20mila euro tramite un decreto ingiuntivo. Contemporaneamente l’episodio era stato segnalato anche alla procura che ha avviato l’indagine e tratto le conclusioni senza passare attraverso il dibattimento, ma utilizzando la formula del decreto penale.
Ovviamente questo dà la possibilità al condannato di presentare immediato ricorso che sospenderebbe l’effetto del provvedimento preso dal giudice proprio per dare vita a un rito alternativo nel quale le parti si ritroverebbero in tribunale.
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