La Nuova Sardegna

Oristano

Saras, 60 pagine per contrastare la sentenza del Tar

di Roberto Petretto
Saras, 60 pagine per contrastare la sentenza del Tar

Arborea, ricorso al Consiglio di Stato sul Progetto Eleonora La dura presa di posizione dei movimenti ambientalisti

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ARBOREA. Quasi 60 pagine di ricorso per articolare, spiegare, puntualizzare: lo staff legale della Saras cerca di smontare le ragioni del servizio Savi regionale e quelle del Tar che aveva respinto il ricorso della società petrolifera contro la bocciatura del Progetto Eleonora.

Nel ricorso al Consiglio di Stato, firmato dagli avvocati Antonella Capria, Teodora Marocco e Antonio Lirosi, si cerca di smontare il pronunciamento dei giudici amministrativi regionali. Si punta in modo particolare su un aspetto: il Progetto Eleonora, secondo la Saras, è di pubblica utilità. Inoltre non sarebbe in “evidente contrasto” con il Ppr, come sostengono il Servizio Savi e il Tar. Né in contrasto con il Puc di Arborea: per il tipo di attività richiesta non sarebbe possibile prevedere a priori delle zone idonee: “I pozzi esplorativi si fanno dove si presume ci sia il gas”, sostiene la Saras.

Secondo la società milanese «La realizzazione di un pozzo esplorativo è attività considerata di pubblica utilità e la relativa autorizzazione costituisce anche variante urbanistica».

Si insiste poi su quello che viene ritenuto un punto debole della costruzione che ha portato alla bocciatura del progetto: un “confusione” tra attività esplorativa e attività di coltivazione. E si ricorda una premessa fatta dal Tar nella sentenza: «Le caratteristiche dell’intervento proposto» vanno considerate «avendo come punto di riferimento non già soltanto l’iniziale “pozzo esplorativo”, ma anche il “pozzo estrattivo” che dovrebbe essere attivato in caso di esito positivo della preliminare ricerca». La Saras dice che il Tar commette degli errori in questa premessa: il pozzo di coltivazione non necessariamente andrebbe realizzato nella zona in cui è stato perforato il pozzo esplorativo. L’eventuale attività di coltivazione andrebbe prima sottoposta a procedura di Valutazione di impatto ambientale. Il terzo errore il Tar lo commetterebbe quando dice che «un’autorizzazione parametrata alla sola fase di esplorazione neppure corrisponderebbe a un interesse concreto della società ricorrente». La Saras ribatte che un permesso di ricerca e anche il favorevole esito delle attività di ricerca «non garantisce in alcun modo al soggetto titolare del permesso anche il successivo rilascio del permesso di coltivazione». Il bene rimane comunque in capo alla Regione.

Insomma, attraverso questi e molti altri argomenti, sviluppati in un lungo ricorso che non può essere oggetto in modo esauriente di una sintesi giornalistica, la Saras cerca di disattivare i rilievi mossi dal Tar e di smontare i presupposti che hanno portato i giudici alla sentenza che sembrava aver chiuso il capitolo “Progetto Eleonora”. La Saras insiste anche sulla richiesta di risarcimento danni.

La posizione della società petrolifera provoca la dura replica del Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra: «L'arroganza della speculazione energetica rappresentata da questi pretesi beneficatori non conosce limiti - si legge in una nota -. Il Gruppo d'Intervento giuridico sarà ancora, come sempre, al fianco del popolo di Arborea e della sua amministrazione comunale per difendere ambiente e contesto economico-sociale minacciati. Ci auguriamo che la Regione sia determinata e decisa per tutelare gli interessi della comunità locale di Arborea e, in definitiva, della collettività sarda».

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