La Nuova Sardegna

Oristano

Camera di commercio, fine annunciata

di Simonetta Selloni
Camera di commercio, fine annunciata

La legge di riordino degli enti non ne consentirà la sopravvivenza. Il presidente Scanu: bloccati aspettando disposizioni

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ORISTANO. Si fa presto a dire riforma. Per ora c’è la parola e alcuni paletti. Per la Camera di commercio di Oristano, la legge dell’agosto scorso che delega il Governo al riordino degli enti camerali è un’incognita. «C’è la legge, ma non i decreti di attuazione. E quindi sappiamo pochissime cose: che le Camere passeranno da 105 a 60, e che per restare in vita bisognerà avere almeno 75mila aziende associate. Abbiamo meno di 17mila aziende iscritte. Tradotto: siamo destinati a sparire».

Il presidente. Pietrino Scanu ha 61 anni, e da 10 è il presidente della Camera di commercio di Oristano. Di Busachi, laurea in leggi, segretario della Cna, è arrivato al vertice dell’ente di via Carducci dopo cinque anni di commissariamento. È al suo secondo mandato, sa bene che sarà l’ultimo. «In realtà questo Consiglio è scaduto il 24 dicembre. Nel senso che le nuove elezioni si dovrebbero svolgere il 24 giugno, noi dobbiamo comunque compiere gli atti preparatori. Anche se è chiarissimo che così come siamo, non potremo continuare ad esserci».

Un po’ di storia. La Camera di commercio di Oristano è l’ulteriore tassello di un apparato statale che nella provincia arborense è in dismissione. Come la Provincia stessa, d’altronde, alla cui nascita, deve il suo avvio, nel 1974. Ostacolato allora dalla Camera di Cagliari; dove, per gli strani giri del destino, potrebbe comunque riconfluire. Per ragioni storiche. Forse anche geografiche. Si va laddove si hanno maggiori legami, peraltro, anche se Oristano ha buoni, ottimi legami anche con gli altri enti camerali, Nuoro per primo.

Arrivano i tagli. La Camera di Oristano ha svolto un ruolo fondamentale, in un’area dove il commercio e le piccole imprese, soprattutto dell’agroalimentare, costituiscono l’ossatura economica. Riforma della pubblica amministrazione, e via con i tagli. È un ente pubblico ad autonomia funzionale, non prende soldi da nessuno: né dallo Stato, né dalla Regione, salvo attraverso la partecipazione ai bandi. Si regge sui suoi introiti: i diritti camerali innanzitutto. E i tagli iniziano proprio lì.

Che fare? «Il fatto è che aspettando la completa applicazione della legge, una delle poche cose certe sono i tagli ai diritti camerali. Alla Camera di Oristano sono iscritte poco meno di 17mila imprese, contribuiscono con una media di 90 euro ciascuna. Un milione e 700mila euro dai quali pagare gli stipendi dei 26 dipendenti rimasti: negli ultimi anni almeno 7 dipendenti sono andati in pensione o in mobilità. Mai sostituti. Ora, la legge dispone l’applicazione ai tagli dei diritti: per il 2016 saranno del 40 per cento. Fate un po’ i conti».

La paralisi. E se il blocco del turn over è il primo, lontano sintomo di un ridimensionamento, la mannaia sui diritti camerali rischia di provocare conseguenze devastanti all’operatività. Non è un caso che qualche giorno fa un laconico comunicato annunciava che i servizi di Sportello impresa, le certificazioni per l’estero, marchi e brevetti, avrebbero ricevuto solo per appuntamento.

Investimenti al palo. Ma è solo la punta di un iceberg di una eutanasia che sembra avvenire in una preoccupante sordina. Il problema vero è il blocco totale degli investimenti. Tra questi, la realizzazione del Centro servizi a Santa Giusta, un’area nella quale sono stati spesi svariati milioni per le opere di urbanizzazione, e poi la sede camerale in via Cagliari. Tutto fermo. «Opere fatte attingendo da accantonamenti della Camera. A oggi, abbiamo un tesoretto di 5,6 milioni di euro. Ma dovremo metterci mano, per pagare stipendi e funzionalità dell’ente».

Partecipate e Fenosu. Dismesse tutte le partecipazioni (ultima, il 6 per cento della Sogeaor, la società di gestione dell’aeroporto di Fenosu), via dalla Societa di intermediazione locale, via dalla Società per l’energia; quote residue nella Sogaer, società dell’aeroporto di Cagliari «ma minime», ancora dentro la Fondazione Sartiglia e il Consorzio Uno. Partecipazioni praticamente nominali. «Siamo dentro, ma non possiamo sostenerli», continua Scanu. Fenosu, è una spina nel fianco. «Avevamo capito che il modo in cui veniva gestita l’operazione non poteva essere quello vincente. Lo dicevamo da tempo, non siamo stati ascoltati. Quindi non abbiamo pià ricapitalizzato, fino a quando siamo arrivati alla cessione delle quote a un privato, l’unica via percorribile».

L’amarezza. Per Scanu, la questione Fenosu sa di amarezza personale. «Avremmo potuto fare meglio, di più. Non c’è stata una classe dirigente in grado di vedere in prospettiva. Una infrastruttura che avrebbe potuto essere determinante per lo sviluppo del territorio, non solo per il commercio».

Il futuro. Dove andrà la Camera di Oristano? «Mah, bisognerà vedere. Visto che non sappiamo nulla sugli aspetti della delega, non sappiamo nemmeno se sarà consentito ai territori di autodeterminarsi. Certo, Cagliari è storicamente più vicina. Ma quel che penso si debba mantenere, è il rapporto con le imprese, che si può fare solo se le si conoscono. Se si smantellano questi rapporti, allora questa riforma rischia di avere ripercussioni gravissime. Manca, mi sembra, un ragionamento di medio periodo, una lungimiranza forse anche politica». Il pericolo è, ancora una volta, che il territorio se ne accorga a sipario calato.

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