Quei giri intorno al falò, un voto per Sant’Antonio
Bosa. La tradizione si rinnova in riva al Temo, vicino al ponte in trachite Gli organizzatori: «Partecipate, è un patrimonio di tutta la comunità»
BOSA. Come tutte le tradizioni che sono ben radicate nell’animo di una comunità, anche per i fuochi di Sant’Antonio Bosa si mobilità. Questo pomeriggio la pira votiva, collocata nell’ampio spazio dello scalo di alaggio sulla riva sinistra del Temo, a due passi dal vecchio ponte in trachite e dal fiume con vista sul centro storico e sul castello finalmente illuminato, sarà accesa a cura dell’associazione Sant’Antonio Abate presieduta da Giovanni Arzu.
Nei giorni scorsi i soci hanno reperito la legna necessaria, tutto materiale prodotto dallo sfoltimento effettuato nelle campagne di Santa Maria. La stima è di un centinaio di quintali, arrivati a Bosa con dei camion e collocati nell’area a circa cento metri dalla chiesa di Sant’Antonio. Purtroppo ancora chiusa, dopo il necessario off limits imposto per motivi di sicurezza, viste le problematiche di stabilità riscontrate nell’antica struttura. Nei giorni scorsi si sono conclusi i lavori di messa in sicurezza nell’attesa ora di un, si spera non troppo lontano nel tempo, intervento di restauro che restituisca al culto il tempio.
L’edizione 2016 di Su fogu ‘e sant’Antoni a Bosa, però, appare quantomeno sotto tono. Per motivi legati alla stringente legislazione in materia il comitato non distribuirà, come in passato, nessun piatto di pasta. Causa carenza di fondi, pare che all’associazione solo nelle scorse ore siano stati accreditati i 500 euro stanziati dal Comune per venire incontro alle spese affrontate lo scorso anno, non ci sarà neanche musica live.
Sarà presente invece uno stand dell’associazione Karrasegare ‘Osincu per promuovere il Carnevale di Bosa. Anche perché attorno alle ceneri del fuoco di Sant’Antonio nasce la peculiare kermesse satirica locale, che si svilupperà nelle prossime settimane.
Il rito religioso prevede che, dopo la benedizione del fuoco impartita il 16 gennaio dal parroco don Franco Oggianu, le celebrazioni si svolgano in Cattedrale. Attorno al falò in riva al Temo i fedeli faranno tre giri in senso orario e tre antiorario pregando, come vuole la tradizione. Secondo la credenza popolare un rito che dovrebbe scongiurare il mal di pancia per l’intero nuovo anno. Dall’associazione lanciano nuovamente un appello: «Il fuoco non è dell’associazione o del comune o di chi organizza la festa. Ma è della comunità, è una sua tradizione radicata e consolidata che va coltivata nel tempo. Anche semplicemente portando un ciocco di legna».
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