La Nuova Sardegna

Oristano

Nel calcio di periferia vince il rispetto

Nel calcio di periferia vince il rispetto

Esempio da seguire per giocatori e appassionati: servirebbero più incontri come Narboliese-Sos Paris

2 MINUTI DI LETTURA





NARBOLIA. Forse ha ragione chi dice che per assistere a una partita di calcio senza rischiare di rimanere coinvolti in risse provocate pretestuosamente dalle varie tifoserie (o forse è meglio dire: da bande di teppisti che usano le competizioni sportive per abbandonarsi ai loro istinti criminali), basta andare nei campetti di periferia, dove in campo non scendono i grandi nomi, ma anonimi dilettanti, capaci, però di regalare sane emozioni e uno spettacolo calcistico di buon livello al pubblico.

È esattamente quello che è accaduto nello splendido impianto di Narbolia, dove, domenica pomeriggio, si è disputato il derby tra la Narboliese e la Sos Paris di Seneghe. Anche se non si è registrato il tutto esaurito, probabilmente molti sono rimasti a casa a causa del freddo dovuto a un leggero vento di tramontana proveniente dal Montiferru, gli appassionati che hanno seguito la partita dagli spalti non si sono certo annoiati.

Da una parte e dall’altra le due tifoserie si sono affrontate a sonori “colpi di sfottò” estremamente goliardici e mai offensivi. Insulti, parolacce, bestemmie, incitamenti alla violenza o al gioco duro, da queste parti non trovano terreno fertile e non attecchiscono. Al massimo qualche fischio, indirizzato all’arbitro, come sempre, ritenuto responsabile delle fortune o delle disgrazie dei propri beniamini.

La Narboliese del presidente Paolo Cadeddu, ben coadiuvato da un gruppo di dirigenti che si impegnano seriamente per garantire ai propri concittadini uno spettacolo calcistico sempre all’altezza, dispone di tecnici bravi e preparati che di calcio ne capiscono e lo sanno insegnare ai giovani.

«Abbiamo un settore giovanile - dice Paolo Cadeddu - che ci sta dando molte soddisfazioni. Oltre 90 ragazzi, divisi per fasce d’età, impegnati nei rispettivi campionati, ogni settimana si confrontano sul campo facendo emergere un sano agonismo, basato sul rispetto delle regole e dell’avversario prima di tutto, in perfetta armonia con lo spirito sportivo».

Un lavoro impegnativo, ma sicuramente gratificante, quello effettuato da Cadeddu e dal suo staff, spesso condotto senza alcun aiuto da parte delle istituzioni: «Paghiamo anche l’affitto della struttura - dice -. Ma va bene così. L’importante è che i ragazzi si divertano, crescano bene, e che ad altre distrazioni preferiscano lo sport».

E come dargli torto. Da qui è partita anche Alessia Orro, la stella della pallavolo nazionale che sta spingendo l’Italia, facendo i debiti scongiuri, verso i giochi olimpici di Rio. L’esempio di Alessia Orro dimostra che i campioni possono nascere e crescere anche in un piccolo centro della Sardegna. Per la cronaca, il derby è terminato 3 a 2 per i seneghesi. Ma sono stati soprattutto l’amicizia e il rispetto reciproco a vincere.

Piero Marongiu

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Scuola

Maturità 2026, al via la prima prova: ecco tutte le tracce, da Pavese a Saragat e Calabresi

Le nostre iniziative