Caseificio verso il rilancio, il Comune cerca privati

Busachi, l’amministrazione promuove l’idea di una filiera corta del formaggio La struttura, realizzata nel 2009, è sottoutilizzata e rischia il decadimento

BUSACHI. Il Comune rilancia l’idea di una filiera corta del formaggio. Dopo i due tentativi falliti in precedenza, l’amministrazione mette nuovamente il caseificio artigianale realizzato nel 2009 a disposizione di imprenditori e operatori del settore interessati alla trasformazione della materia prima e alla vendita diretta dei derivati. L’offerta è rivolta a soggetti privati, imprese collettive e in generale a chiunque sia potenzialmente in grado di gestire la struttura di Giolantine, il vecchio mattatoio riqualificato e riconvertito in centrale del latte con i fondi di una vecchia annualità della 37. In linea con le finalità della vecchia legge sullo sviluppo e sull’occupazione locale il Comune aveva progettato anche un blocco da adibire alla lavorazione del formaggio e alla vendita del prodotto finito. Un investimento sui 250mila euro, costo che l’ente locale non è mai riuscito ad ammortizzare. In questi anni, infatti, la struttura ha funzionato soltanto come centro per il conferimento del latte e per un numero sempre più esiguo di allevatori. Oggi sono pochissimi i pastori che utilizzano il centro di raccolta del latte; nella maggior parte dei casi gli imprenditori agricoli conferiscono nelle proprie aziende alle autobotti della cooperativa di trasformazione o dell’industriale di turno. L’immobile è quindi notevolmente sottoutilizzato rispetto alle sue potenzialità e il rischio è che con una prolungata inattività vada incontro a un inesorabile decadimento. Una prospettiva cui l’amministrazione locale non intende rassegnarsi. «Vogliamo capire se ci può essere ancora un interesse a gestire il caseificio –, ha detto il sindaco Giovanni Orrù ricordando cosa in precedenza non avesse funzionato: «In passato si erano fatti avanti alcuni soggetti privati che avevano persino visitato la struttura. Ma di fronte all’obbligo di assumere due lavoratori a tempo pieno e uno part-time che presupponeva la gestione, si erano tirati indietro perché non in grado di far fronte a quell’impegno». L’indagine di mercato appena avviata è l’ultima spiaggia per il Comune prima di pensare di scrutare nuovi orizzonti. «Verifichiamo se c’è qualche possibilità di affidare a terzi la struttura. Se fallirà anche questo tentativo, piuttosto che vederla cadere a pezzi cambieremo la destinazione d’uso – ha svelato il sindaco, che dovrà studiare un modo per ridurre al minimo le perdite –. In quel caso – ha ipotizzato Orrù –. Venderemo i refrigeratori e tutte le altre attrezzature o, se non sarà possibile, le cederemo a qualche associazione con finalità sociali».

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