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San Giovanni, chiesetta abbandonata

San Giovanni, chiesetta abbandonata

CABRAS. È tra i più importanti monumenti in stile romanico dell’Isola e presto entrerà a fare parte di un itinerario a tema. La chiesa di San Giovanni di Sinis sarà la chicca che l’amministrazione...

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CABRAS. È tra i più importanti monumenti in stile romanico dell’Isola e presto entrerà a fare parte di un itinerario a tema. La chiesa di San Giovanni di Sinis sarà la chicca che l’amministrazione comunale inserirà nel percorso studiato dall’associazione dei comuni dell’itinerario del romanico in Sardegna, a cui Cabras ha aderito. Purtroppo la chiesetta è in pessime condizioni che, nonostante fosse complicato, sono addirittura peggiorate negli ultimi tempi. E dire che la missione dell’associazione è focalizzata proprio sulla “conservazione, protezione, valorizzazione e messa in rete del bene culturale romanico”. Un controsenso che non ha fermato le procedure di adesione all’associazione, approvata all’unanimità dal consiglio comunale su proposta del sindaco, Cristiano Carrus: «Aderire e potenziare l’itinerario del romanico in Sardegna rappresenta un importantissimo progetto di relazioni per il quale è necessario mettere a punto una progettualità condivisa e strategica. Sono queste le ragioni per cui abbiamo ritenuto di partecipare alla convenzione intercomunale denominata Associazione comuni del romanico», ha detto il sindaco che considera la chiesa «segno identitario della comunità e risorsa da tutelare, far conoscere e valorizzare». Un punto di vista che non fa il paio con un edificio del sesto secolo dopo Cristo che cade a pezzi. Le prime stranezze si notano già all’ingresso: i visitatori vengono accolti da un cartello che spiega come mai sia stata sistemata una tenda in plastica sulla soglia di un edificio storico: «Abbiamo messo la tenda per evitare che i piccioni facciano nido e guano», spiega il cartello di benvenuto. Dentro, le tre navate sono ricoperte di muschio che cresce rigoglioso soprattutto nel lato esposto a nord. L’acqua non filtra dal tetto solo perché le piogge sono un ricordo da queste parti ma i segni di cedimento della struttura sono evidenti anche a un occhio poco allenato. Sul muro di cinta spiccano nella penombra due fori illuminati dal sole che filtra nella chiesa attraverso le spaccature che segnano la parete. Chissà che l’adesione all’itinerario dell’arte romanica non sia un toccasana per uno monumento che ha urgente bisogno di un restauro.

Claudio Zoccheddu

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