I segreti del creatore delle maschere
Nel laboratorio di Giuseppe Pippia, che da vent’anni realizza i volti dei cavalieri della corsa
ORISTANO. La fortuna di fare un mestiere che è frutto della propria passione: Giuseppe Pippia, artigiano che realizza le maschere per i cavalieri della Sartiglia e non solo, ha questa fortuna. «Svolgo questo lavoro da più di vent'anni- dice l'artigiano -. Ho iniziato per curiosità, per sfida e per onorare la memoria di mio padre Secondo, detto Giovanni, che per due volte è stato presidente del gremio dei falegnami». Ed è per sfida che, da autodidatta, ha imparato a realizzare le sue maschere dal calco alla decorazione, giocando con i materiali e plasmando delle vere e proprie opere d'arte del tutto fedeli alla tradizione nei colori e nelle forme.
«Nel corso degli anni ho perfezionato la tecnica e sperimentato nuovi materiali per garantire ai cavalieri un prodotto sempre migliore - prosegue Pippia -. Adesso utilizzo una resina composita atossica e il risultato è una maschera leggera, comoda e robusta».
Materiali innovativi applicati alle forme originarie della nota maschera dai tratti androgini. C’è un occhio di riguardo infatti, nei confronti della tradizione che non viene stravolta, ma meticolosamente rispettata. «Oggi è diventato un oggetto d'arte, vi è una grande ricerca cromatica e stilistica per accostarla alle bardature dei cavalli» prosegue l'artigiano che, con una delle sue maschere, domani, vestirà il Componidoreddu di questa Sartigliedda. «Ma io cerco sempre di rispettare quelle che erano le usanze del passato. Le maschere infatti, insieme a tutti gli oggetti e ai costumi utilizzati dai cavalieri, rappresentano la nostra cultura che deve essere tramandata, conosciuta e riconosciuta all’estero come tale nella sua sacralità, senza discostarsi troppo con l'uso di colori o ornamenti che non ci appartengono».
Ed è proprio nel suo laboratorio che si può respirare a pieni polmoni la Sartiglia tra usanze e cultura, lì dove ogni oggetto ha un suo passato che Giuseppe Pippia non perde occasione di raccontare e arricchire di suggestivi aneddoti dal sapore antico, come nel caso della riproduzione della maschera di San Giovanni che ha intagliato dal legno di tiglio con la manualità e la precisione ereditate dal padre falegname o come per la maschera antica in cera d'api e bende di lino per la cui realizzazione ha impiegato più di tre settimane.
Non solo maschere, ma anche spade, stelle e stocchi si possono ammirare tra le creazioni dell'artigiano che afferma: «Sarebbe bello poter racchiudere in un libro tutte le storie legate agli oggetti della Sartiglia, come sono stati tramandati e come si sono evoluti nel corso dei secoli in modo da non dimenticare e perdere le vicende e talvolta le scaramanzie che caratterizzano il grande patrimonio culturale della manifestazione».
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