La Nuova Sardegna

Oristano

Karrasegare ’Osincu, un giorno di quiete in attesa di “Martis”

di Alessandro Farina
Karrasegare ’Osincu, un giorno di quiete in attesa di “Martis”

Dopo la Festa delle cantine, oggi mascherate estemporanee Ma si prepara la kermesse di martedì con la caccia a Giolzi

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BOSA. Archiviata la Festa delle Cantine, che dal pomeriggio del sabato fino alle ore piccole della domenica mobilita in migliaia tra maschere e visitatori nelle storiche vie della parte bassa del centro storico, la domenica del Karrasegare 'Osincu è solitamente dedicata (condizioni meteo permettendo) alle mascherate estemporanee e alla comparsa di “Sas cantones de Karrasegare”. Le lunghe composizioni in versi da cantare pubblicamente, solitamente dedicate a sottolineare in maniera pungente e sarcastica avvenimenti pubblici e politico amministrativi di rilievo, oppure qualche particolare situazione privata. Ma con lo sguardo teso, lunedì compreso, alla lunga kermesse che dall'alba a ben oltre il tramonto caratterizza la vita culturale di Bosa nella intera giornata di Martis de Karrasegare, il martedì grasso. Quando le nere prefiche di S'Attittidu - abito femminile rigorosamente scuro, scialle sulle spalle, “Mucaloru” (fazzoletto) nero in testa e “Sa pupa” (solitamente una bambola piuttosto rimaneggiata) in mano - andranno per le strade a piangere e disperarsi per fame del piccolo abbandonato dalla madre persa nei bagordi, chiedendo a tutti “Unu tichiricheddu de latte” (un goccio di latte), inframmezzato da racconti, storie, e magari qualche rimando alle vere o presunte marachelle dell'interlocutore, turista compreso. Il tempo di respirare nel pomeriggio e la tradizione riporta nuovamente il popolo di Bosa per le strade dall'imbrunire. Quando, prima i bambini e poi gli adulti, vanno alla ricerca di Giolzi. Lenzuolo per mantello e federa adeguatamente ripiegata per cappuccio, il tutto rigorosamente bianco, le maschere armate di lampioncino o di una “Pischedda” (cestino) di canna o giunco con all'interno una candela accesa (la modernità aiuta però con nuove soluzioni tecniche) gli attori della pantomima collettiva illuminano le parti intime degli interlocutori alla ricerca di Giolzi Moro. Inscenando allegri girotondi al grido di “Ciappadu, Ciappadu” (Trovato!) al termine della esibizione. Giolzi (ma solo da qualche decennio a questa parte) morirà poi bruciato nei vari roghi accesi per strada e sulle piazze, e con lui si spegnerà il tanto ripetitivo nei gesti quanto sempre nuovo nelle soluzioni Karrasegare 'Osincu.

Carnevale antico, peculiare e inimitabile quello di Bosa, che coinvolge l'intera città e per qualche giorno ne segna il ritorno allo spirito di unità e comunità. Un tempo più o meno tollerata risposta satirica alle angherie dei “Printzipales”, i ricchi proprietari terrieri. Oggi, rispetto all'appiattimento di un mondo sempre più addomesticato dalle spire della massificante globalizzazione, marcatura di una irrinunciabile identità.

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