La Nuova Sardegna

Oristano

I Comuni non pagano e l’organizzazione cancella il Rally

di Claudio Zoccheddu

Dalla tappa italiana del mondiale sparisce l’Oristanese Il 70 per cento dei Comuni non ha mantenuto gli impegni

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CABRAS. Una questione di soldi, come lo è stata fin dall’inizio. Il Campionato del mondo di Rally ha abbandonato l’oristanese perché mancavano le garanzie economiche e perché le promesse di impegno dei Comuni toccati dal percorso non sono state mantenute.

«Il 70 per cento delle amministrazioni comunali non ha mantenuto la parola data e non ha saldato il conto. A oggi», spiega Pierpaolo Seddone, vicepresidente del rally mondiale, «non abbiamo ancora ricevuto i contributi dell’anno scorso».

Quando gli si chiede l’elenco dettagliato, Seddone sfoggia le sue doti politiche: «Saranno i bilanci dei comuni a parlare. Il rally d’Italia è in riserva, i contributi della Regione non bastano e il rischio che dall’anno prossimo si corra sulla Penisola è elevatissimo. Con queste premesse non potevamo rischiare di andare in passivo, come è successo l’anno scorso anche per colpa di alcuni sindaci che non hanno onorato gli impegni». La tappa più travagliata, nel rally del 2015, è stata quella del Sinis. E le auto del mondiale non ritorneranno da queste parti, nonostante si tratti di un clamoroso autogol per un comune impegnato nella promozione turistica come dovrebbe essere Cabras.

La fumata nera è arrivata per una questione di 40mila euro, di cui 20mila dovevano essere messi a disposizione dall’amministrazione e altri 20 dai privati. Un accordo naufragato all’istante perché il comune lagunare non ha trovato le risorse – impegnate per finanziare altre manifestazioni dal background culinario che non hanno il ritorno d’immagine garantito dal campionato del mondo di rally – e perché i privati che si erano rivoltati quando il sindaco aveva deciso di dire no alle gare, in totale autonomia dal resto della Giunta e del Consiglio comunale, non si sono dimostrati pronti alla prova dei fatti.

La decisione dell’annullamento era durata un attimo ed era stata subito modificata per le proteste di tanti cittadini e di alcuni imprenditori privati che però si sono dileguati quando si è trattato di aprire il portafogli. Praticamente la cronistoria dei continui fallimenti turistici nel Sinis montata in forma sincopata: occasioni non sfruttate, bellezze da promuovere, politica assente e promesse non mantenute. Un mix che ha allontanato per sempre una della manifestazioni sportive più importanti che si svolgono in Sardegna. Una corsa che, nonostante le incertezze con il percorso durate fino all’ultimo secondo e il meteo poco favorevole, l’anno scorso aveva portato nel Sinis migliaia di tifosi. Una presenza al di sopra dalle medie stagionali che rischia di non ripetersi.

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