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Oristano

Maschere e tradizione a Bosa

Maschere e tradizione a Bosa

Un’allegra e scanzonata festa di popolo e di piazza nella città del Temo

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BOSA. Le maschere di S’Attitidu e Giolzi non si arrendono né al tempo nè alla modernità, e le strade della città del Temo raccolgono dall’alba a notte fonda, nel finale del Martis de Karrasegare, le urla delle prefiche in nero al mattino e i gioiosi girotondi delle maschere in bianco dall’imbrunire. Carnevale di popolo e di piazza quello di Bosa, con radici nei riti dionisiaci e passaggi secolari che arricchiscono di sfumature due maschere uniche e inimitabili.

Quella di S’Attitidu al mattino del martedì grasso, quando con vestito da donna nero, fazzoletto in testa e volto dipinto dalla fuliggine del sughero, nel duro selciato in basalto del Corso si piange per la sorte del bambino (un bambolotto) che muore di fame, abbandonato dalla madre persa nei bagordi. Una maschera satirica, che critica il potere, economico o politico, di turno e qualche volta richiama anche a qualche marachella vera o presunta del suo interlocutore. Irrisione della morte ed elogio della vita, gli altri ancestrali significati di questa maschera; tanto semplice nella composizione quanto complessa nell’interpretazione, dove non mancano ovviamente ampie simbologie sessuali.

Sempre la stessa e sempre nuova, da secoli, la nera maschera di S’Attitidu. Impermeabile alle mode folkloristiche, quanto sensibile alle vicende del tempo. Ma soprattutto corale voce di un popolo che sa ridere di se stesso e delle sue sventure, certo che la vita, nel senso più profondo del termine, comunque trova la forza di rinnovarsi e risorgere. Simbologia che si ritrova anche nella serale bianca maschera di Giolzi, costruita con un lenzuolo piegato in due e annodato al collo come un mantello, con cappuccio una federa adeguatamente ripiegata, mentre il volto è ancora una volta nero di fuliggine. Cercano dall’imbrunire Giolzi Moro le maschere notturne di Bosa, illuminando gli altri Giolzi o gli spettatori, con la fioca luce dei lampioncini colorati.

Alessandro Farina

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