Minacce e botte alla moglie, arrestato
I carabinieri allertati dai vicini fermano un cinquantenne di Ales. I maltrattamenti sarebbero iniziati oltre un anno fa
ALES. Le urla di due notti fa erano la colonna sonora di un film a cui i vicini di casa non volevano più assistere. Hanno capito subito che non c’era tempo da perdere. Anche loro avevano sentito, visto e intuito troppo in un dramma durato oltre un anno, così venerdì notte hanno chiamato i carabinieri. Dentro la casa ancora una volta il marito stava fronteggiando la moglie, stretta all’angolo come un pugile senza forze o possibilità per reagire di fronte all’ennesima aggressione.
Le violenze continue non sono comunque bastate per convincere la donna che è rimasta quasi perplessa, forse addirittura contrariata, quando ha capito che a bussare alla porta della casa erano gli uomini dell’Arma e che, poco dopo, avrebbero portato via il marito che ha passato la notte nel carcere di Massama prima di finire in tribunale per essere processato per direttissima ieri mattina. L’accusa che gli muove il pubblico ministero Paolo De Falco è pesante: si va infatti al di là del singolo episodio dell’ultima notte e per questo il capo d’imputazione parla di maltrattamenti in famiglia.
L’avvocato difensore Salvatore Madau, dopo la convalida del fermo decisa dal giudice Andrea Mereu, ha chiesto e ottenuto che il processo venga celebrato col rito abbreviato per il quale si tornerà in aula il 7 marzo. Non farà invece rientro a casa G.F, 50 anni e una vita passata ad arrangiarsi come si può tra lavoretti saltuari e gli aiuti del Comune. Dopo la notte passata dietro le sbarre è stata decisa una misura cautelare che prevede il divieto di frequentare i luoghi in cui ci sia la moglie, prima fra tutti la casa. Dovrà stare in un alloggio di fortuna che la coppia possiede in campagna, ma di certo la convivenza non poteva più andare avanti.
Sul capo d’imputazione una serie di elementi indicano chiaramente che i rischi per la donna aumentavano di giorno in giorno. Le prime avvisaglie sono di un anno fa, ma c’è il sospetto che tutto possa essere iniziato prima e quel tutto è un mondo fatto di insulti costanti. E questo è il minimo perché poi vengono contestati altri episodi di violenza fisica come i calci e i pugni in testa, gli schiaffi, le spinte che facevano cadere la donna per terra trasformandola in bersaglio quando le fu lanciato contro un coltello. Il rumore meccanico e inquietante di una motosega accesa sarebbe stato invece il culmine di una sottomissione quotidiana. Come in un racconto di Stephen King, brandendola, avrebbe minacciato di farla a pezzi fortunatamente fermandosi prima di eseguire quel macabro avvertimento.
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