Dopo la sentenza si fa arrestare
Busachi, il giorno dopo la condanna a 18 anni Domenico Fadda si consegna
BUSACHI. Non c’è stato bisogno di andarlo a prendere. Il giorno dopo aver saputo della condanna definitiva, Domenico Fadda ha bussato alla porta della caserma dei carabinieri della Compagnia di Ghilarza. Con lui c’era l’avvocato Raffaele Miscali di rientro da Roma, dove giovedì la Corte di Cassazione ha pronunciato la condanna a diciotto anni per l’allevatore di Busachi colpevole dell’omicidio del cognato Giovanni Cossu. Era l’ultimo grado di giudizio, che ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’assise appello di Cagliari che invece era andata in controtendenza rispetto all’assoluzione pronunciata in primo grado dalla Corte d’Assise di Cagliari.
Al contrario di quanto era accaduto nelle ore successive al delitto, quando si era dato alla macchia per una giornata, Domenico Fadda ha avuto di fronte alla sentenza una condotta irreprensibile. In silenzio ha varcato la soglia della caserma e poi si è consegnato al comandante della Compagnia, il maggiore Alfonso Musumeci.
Nessuno scambio di parole, solo la consapevolezza che la strada stavolta è segnata per i prossimi diciotto anni, nonostante a più riprese abbia ribadito di non aver accoltellato il cognato, spiegando che questi sarebbe stato ucciso al termine di un litigio dalla moglie Isabella Fadda, sorella del condannato. Le tesi difensive degli avvocati Raffaele Miscali, Agostinangelo Marras e Giovanni Aricò non hanno convinto i giudici. L’ultima parola della Corte è stata «condanna». (e.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
