La Nuova Sardegna

Oristano

Studio negato, tre ipotesi di reato

di Enrico Carta
Studio negato, tre ipotesi di reato

Il caso dell’alunno con gravi disabilità dell’Istituto Simaxis-Villaurbana

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ORISTANO. Da una parte la causa civile, dall’altra l’esposto penale. Corrono su binari paralleli e avranno tempi diversi, ma certamente potrebbero garantire un’accelerata sulla vicenda dell’alunno della terza media dell’Istituto Comprensivo di Simaxis-Villaurbana al quale viene negato uno dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana, quello allo studio. Il ragazzino affetto da sclerosi multipla e da altre patologie altamente invalidanti chiede da settembre una serie di supporti e di ausili per l’istruzione e le giuste professionalità che lo aiutino nelle più banali necessità umane anche all’interno della scuola.

Sinora ha avuto esclusivamente l’insegnante di sostegno e trovato la collaborazione dei bidelli, ma non ha ottenuto, nonostante la battaglia portata avanti dai genitori computer, software didattici interattivi compensativi e dispensativi che gli servono per svolgere la propria attività tra i banchi. Visti i tentativi andati a vuoto per avere i supporti, la famiglia ha deciso che non ci fossero altre strade da battere diverse da quelle del tribunale e per questo si sono rivolti all’avvocato Caterina Cabiddu. Dal ricorso cautelare alla sezione civile del tribunale ci si aspetta che il giudice possa ordinare alle istituzioni l’immediato reperimento e la consegna del materiale didattico altamente specializzato e avviare la formazione di personale per un compito così delicato. La prossima settimana le parti potrebbero trovarsi già l’una di fronte all’altra in tribunale: i familiari contro l’Istituto comprensivo per arrivare al provvedimento d’urgenza richiesto dai primi.

Il discorso dell’esposto penale è invece più complesso e avrà sicuramente tempi più lunghi. L’ipotesi di reato indicata dall’avvocato Caterina Cabiddu non è certo da sottovalutare. Da qualche tempo, un filone giurisprudenziale valuta in maniera assai pesante le omissioni nei confronti delle persone con disabilità alle quali non vengono garantiti i diritti che consentano loro di vivere in maniera quanto più vicina possibile alla normalità. Si ipotizzano, per casi simili, reati come i maltrattamenti, le lesioni e la violenza privata. In una situazione simile, sarebbero venute infatti a mancare le più elementari condizioni di integrazione sociale che, nell’esposto, vengono direttamente imputate alla scuola. La dirigente dell’istituto Donatella Arzedi ha però precisato di aver avviato da tempo i contatti con gli organi provinciali e regionali, ma sinora ha pagato l’assenza del progetto Victor che si occupa di casi come questo.

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