La Nuova Sardegna

Oristano

Fisco, il dramma di una madre: Equitalia pignora l’auto di un disabile

di Michela Cuccu
Fisco, il dramma di una madre: Equitalia pignora l’auto di un disabile

Per un debito, pur in pagamento con un piano di rientro, l’agente riscossore sequestra il mezzo usato per gli spostamenti

23 febbraio 2016
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ORISTANO. Una cartella non pagata? Equitalia pignora l’auto del disabile. È una vicenda che ha dell’incredibile quella che per protagonista, suo malgrado, una ragazzina portatrice di handicap e che adesso è letteralmente costretta a vivere sequestrata in casa. Tutto per una cartella della quale che la società di riscossioni rivendica il pagamento. Non alla ragazzina, ovviamente, ma alla madre. Un debito di circa 10mila euro, per contributi saldati in ritardo e che la mamma sa perfettamente di avere «ma che stavo pagando, attraverso un piano di rientro – racconta la signora – credevo di essere tranquilla. Pagavo le rate, regolarmente, invece, qualche giorno fa mi è crollato il mondo addosso».

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Val la pena di ricostruire, quella mattina d’inferno che lei, la madre, non avrebbe mai immaginato di poter vivere. «Attorno alle nove del mattino hanno suonato al citofono – racconta – io mi stavo preparando per andare al lavoro, ero anche un po’ in ritardo, ho aperto, senza capire da subito chi stava entrando a casa mia». Era l’ufficiale di riscossione, ma la signora, probabilmente capisce “giudiziario”. Dice: «Mi hanno presa alla sprovvista, io, che non ho mai avuto problemi con la giustizia, ma unicamente il ritardo nel pagamento dei contributi legato al fatto che, con l’arrivo della crisi, la mia attività commerciale stava andando a rilento, fino a costringermi di chiuderla. All’inizio non riuscivo a capire di cosa mi stesse parlando quella persona che in mano aveva un fascicolo di documenti. Sì appunto il mio debito, con l’Inps. Ma l’Inps è lo Stato, che mi aveva dato la possibilità di pagare a poco a poco, non avrei mai immaginato che potesse capitarmi questo».

Il racconto della signora prosegue. «Il funzionario ha iniziato a parlare di pignoramenti. Voleva farlo con i mobili, ma gli ho spiegato che quella non era casa mia, bensì di mia madre, dalla quale mi ero trasferita per poter risparmiare sull’affitto. Io intanto gli mostro i cedolini delle rate pagate, tento di spiegare che sono in regola, che ho un piano di rientro, ma è tutto inutile. Allora il funzionario decide di pignorare la mia auto, quella che con tanto di pass per disabili, che utilizzo in funzione della legge 104. Lui la valuta, non so su che basi, 4mila euro. Mi chiede la carta di circolazione, che nella confusione di quegli istanti, non riesco a trovare. Mi prende il foglio di via e compila il verbale. Adesso io quell’auto non posso più utilizzarla. È pignorata. A meno che non saldi il debito. Intanto, sono piombata nell’angoscia e mia figlia è prigioniera in casa».

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