Puc e zone agricole, crescono le richieste di declassificazione
Stamattina la commissione all’Urbanistica riceve i cittadini I problemi: impossibilità di edificare e Imu troppo alta
ORISTANO. I pentiti del Puc tra le braccia della commissione consiliare questa mattina. La questione è delicata, ma non immediatamente risolvibile perché l’approvazione del Piano urbanistico ha lasciato un’eredità pesante sul Comune. Un lascito identificabile con una sigla C2RU – è quella che caratterizza le zone un tempo agricole ed ora edificabili attraverso piani di lottizzazione –. Per lo sviluppo completo dello strumento urbanistico infatti servirebbe una cifra quantificata in nove milioni e mezzo di euro che andrebbe proprio a gravare sulle casse dell’amministrazione. Questa dovrebbe infatti far fronte a una serie notevole di opere di urbanizzazione per far decollare le lottizzazioni. La somma è però molto elevata e, al momento, il Comune non può certo permettersi di pagarla.
Intanto, però, col passare del tempo e l’approvazione di piani di lottizzazione la situazione potrebbe sbloccarsi anche dal punto di vista economico, perché il fondo di rotazione da 500mila euro, frutto di un mutuo contratto dal Comune, dovrebbe essere a disposizione delle varie aree e quindi dei cittadini che decidono di edificare. Eccola, un’altra parola chiave, perché c’è chi – e non sono pochi – di edificare non ha alcuna intenzione. E in questo caso scatta il problema delle zone C2RU. Non tutti i proprietari dei terreni hanno possibilità o interesse a costruire e così si ritrovano in qualche modo beffati. Dopo aver salutato il Puc come la manna dal cielo, ora sono alle prese con il pagamento dell’Imu che è inevitabilmente schizzata verso l’alto assieme alla nuova e migliore classificazione del terreno. In tanti ora chiedono di recedere, ma la soluzione non è così semplice.
Il presidente della commissione, Roberto Martani, parte da un primo problema: «Stiamo parlando di diverse decine di persone e quindi di terreni non dislocati in maniera omogenea sul territorio comunale». Dato questo presupposto «è chiaro che non possiamo pensare a una declassificazione dei terreni a macchia di leopardo, perché andremmo contro allo spirito del Puc», prosegue Roberto Martani, il quale poi rimarca: «Il Puc ha avuto quale effetto quello di costringere il Comune ad affrontare il problema delle opere di urbanizzazione che vanno distribuite su una porzione di territorio molto ampia e quindi hanno un costo notevole. Siamo intervenuti con il fondo di rotazione e ora attendiamo che entrino in cassa i soldi di chi intanto sta dando vita alle lottizzazioni».
Man mano che queste vengono approvate, i proprietari versano infatti delle quote al Comune che così può provvedere alle opere fognarie, di illuminazione e stradali e liberare le somme per le altre lottizzazioni. Al termine dell’edificazione dovrebbero rientrare in cassa anche i soldi del mutuo contratto dal Comune, in modo che i costi per le opere di urbanizzazione non gravino sull’intera popolazione oristanese in maniera eccessiva. Anche perché in mezzo al mare magnum di chi chiede la declassificazione del proprio terreno, ci sono coloro che prima hanno approfittato della precedente situazione. Quando i terreni agricoli avevano un bassissimo indice di edificabilità, c’era il vantaggio di poterli acquistare a prezzi stracciati. Intanto però quei cittadini hanno costruito una casa a prezzi molto vantaggiosi rispetto al resto dei proprietari. Adesso sono alle prese con l’Imu molto alta. Vantaggi e svantaggi del Puc salutato da tanti come la soluzione di tutti i mali.
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