La Nuova Sardegna

Oristano

la sentenza

Bond argentini, la banca ancora condannata

Il Banco di Sardegna dovrà risarcire quasi 90mila euro investiti da un pensionato nel 2000

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ORISTANO. Non la prima, forse nemmeno l’ultima. Certamente è un’altra della lunga serie di sentenze che va nella stessa direzione e condanna le banche. Dimenticato da molti, il crack argentino è ancora d’attualità nei tribunali assieme alla vendita dei famosi bond, prodotti finanziari spazzatura che hanno creato più di un problema a tantissimi investitori.

Ancora una volta, il tribunale condanna la banca, il Banco di Sardegna in questo caso, a restituire i soldi dell’investimento. Il 4 maggio del 2000, un pensionato acquistò titoli per 90mila euro. Il finale di quell’investimento era già scritto, al pari di tantissimi altri che misero innumerevoli azionisti alle prese con un bagno di sangue finanziario all’indomani del crollo della borsa e dell’economia argentina. La banca, così come ormai dice la giurisprudenza consolidata in questi anni attraverso le sentenze di svariati tribunali, avrebbe dovuto mettere al corrente il proprio cliente della pericolosità del titolo che andava ad acquistare. Il rischio era altissimo, gli istituti di credito lo sapevano, ma hanno continuato a vendere i bond argentini senza mettere in guardia i risparmiatori.

Così il Banco di Sardegna è stato condannato a risarcire 83mila di quei 90mila dell’investimento – circa settemila erano stati già incassati –. La sentenza pronunciata dai giudici Leopoldo Sciarrillo, Antonio Angioi e Roberta Contu, ripercorre la storia dei bond argentini, titoli che il cliente che ha fatto causa alla banca dovrà provvedere a restituire ora che ha ottenuto il risarcimento. Di fatto, rimanderà indietro qualcosa senza valore, mentre riavrà quasi per intero i suoi soldi sebbene debba rinunciare al risarcimento del danno che aveva richiesto.

Le agenzie internazionali di rating, ovvero quelle che classificano i vari titoli, inserivano già nel 2000 «i titoli argentini all’interno della categoria speculativa e pertanto destinati ai soli clienti speculativi, con alta propensione al rischio. L’istituto di credito avrebbe dovuto segnalare l’inadeguatezza dell’operazione» per un cliente che in passato aveva sempre e solo «optato per investimenti a basso rischio».

L’avvocato Caterina Cabiddu che ha assistito il pensionato così commenta l’esito della causa: «I principi sulla responsabilità della banca che sono stati riaffermati dal tribunale in merito alle obbligazioni argentine, sono anche utilizzabili in questi nuovi casi di obbligazioni, subordinate e non, che le banche e le casse di credito cooperativo hanno venduto ai clienti privati senza avvisarli della possibilità di perdere l’intero capitale». (e.c.)

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