Omicidio Cossu, Domenico Fadda condannato a 18 anni: il paese non ci sta
A Busachi la sentenza è bollata come ingiusta e numerosi compaesani si mobilitano anche con un’assemblea pubblica dove studiare nuove strategie
BUSACHI. Sono quasi mille su Facebook, poco meno del numero di abitanti che conta il paese. È come se tutta Busachi fosse pronto a una lotta per chiedere qualcosa che, al momento, sembra impossibile che accada. E forse, pronta, lo è davvero, perché dal giorno dopo la tragedia, la voce pressoché unanime della comunità aveva raccontato una verità che poi non è emersa sufficientemente chiara negli atti processuali. Oggi, alle 11, il centro servizi del paese ospiterà un’assemblea pubblica «per informare e discutere sull’ingiusta condanna subita dal nostro compaesano Domenico Fadda e sulle azioni da mettere in campo».
A pochi giorni di distanza dalla sentenza definitiva che ha comminato diciotto anni di carcere all’allevatore e a pochi giorni dalla sua consegna ai carabinieri, il paese si prepara a una battaglia per riaprire il caso che i tribunali hanno già chiuso. Domenico Fadda, per la giustizia italiana, è il responsabile dell’omicidio del cognato Giovanni Cossu. L’ex poliziotto del Caip fu ucciso da una coltellata mortale nell’ottobre del 2011, al termine di una lite avvenuta nella sua casa di via Roma. All’alba della mattina successiva, la moglie Isabella, sorella di Domenico Fadda, si tolse la vita impiccandosi a casa di un parente. La sera prima, invece, l’allevatore si era dato alla macchia per poi costituirsi dopo un giorno. Da quel momento si chiuse in un lungo silenzio, accusato di un omicidio che, solo dopo qualche mese, disse di non aver commesso.
Dal carcere scrisse alcune lettere e iniziò a raccontare quella verità che in paese in tanti avevano già fatto come propria. Un fantasma aleggiava su tutta la vicenda ed era la malattia psichica di cui da anni soffriva Isabella Fadda. Questa fu determinante solo nel processo di primo grado, quando la Corte d’assise di Cagliari assolse l’imputato, chiarendo poi nelle motivazioni della sentenza che l’omicidio sarebbe nato proprio nella mente di Isabella Fadda, che poi avrebbe assalito il marito nella camera da letto colpendolo a morte con la coltellata. In appello e in Cassazione, la storia processuale ha avuto un finale diverso: diciotto anni di carcere per l’unico imputato.
Colpevole, quindi. Ma per il paese non lo è mai stato. Quelle mille e poche più anime che abitano a Busachi sapevano dei gravi disagi a cui la famiglia di Giovanni Cossu andava quotidianamente incontro per via della malattia di Isabella Fadda. Sapevano dei litigi dentro le mura domestiche, dell’aggressività di Isabella Fadda e dei fantasmi che abitavano la sua mente. Sapevano che tante volte Domenico Fadda aveva fatto da scudo per tenere in piedi quell’equilibrio familiare fragile. E ora chiedono qualcosa che forse è irraggiungibile.
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