Tra i libri di storia e le onde del Pacifico
Il ricercatore universitario Alberto Cauli racconta la sua esperienza di successo in Nuova Zelanda
ORISTANO. Il bivio, per qualcuno, è arrivato da tempo. E di fronte alle due strade, già altri hanno scelto quella che porta lontano. Certe volte, quella strada arriva addirittura dall’altra parte del mondo, intendendo per l’altra parte del mondo non il classico modo di dire, ma la città di Auckland dove si è insediata una piccola comunità di oristanesi integrata in una realtà agli antipodi in tutti i sensi.
Tra di loro, il più conosciuto per via della professione che svolge, è lo “studente phd” Alberto Cauli. A 33 anni ha compiuto il giro del mondo, fermando prima la sua marcia in Canada per poi prendere dimora in Nuova Zelanda, di fronte alle onde dell’oceano Pacifico che gli fanno sentir meno la mancanza del suo mare.
In valigia ha portato la laurea in Storia, quella che «in Sardegna mi aveva consentito di fare l’impiegato, mestiere che non si concilia assolutamente con il mio desiderio di fare ricerca. Così, dopo esser passato per il Canada nel tentativo di capire come sfruttare i suoi studi, è decollato verso Auckland dove ha trovato un approdo assai confortevole al dipartimento di Italiano, dove lavora un altro oristanese. Sono i casi della vita, ma l’incontro con il professore universitario Franco Manai può aver segnato una svolta. Qualche suggerimento e poi via in fila per conquistare il posto da dottorando di ricerca all’università. Conquistare è la parola giusta, perché in Nuova Zelanda il merito conta davvero e la trafila che si segue è diversa da quella italiana. «Si presenta un progetto – spiega Alberto Cauli –, questo viene valutato dall’ateneo che poi, se lo ritiene valido, dà il via libera. Io mi occupo delle Esplorazioni geografiche nell’ambito del colonialismo italiano».
Non esattamente una passeggiata. Un po’ come la vita lontano da casa, dove le barriere di protezione vengono meno. «Ti misuri per davvero con te stesso – racconta Alberto Cauli – e non importa che mestiere vada a svolgere. Ci sono i problemi col visto e i permessi di lavoro e nel mio caso ho dovuto migliorare l’inglese e imparare a utilizzare quello che normalmente viene usato nelle ricerche scientifiche. Ti reinventi, investi su te stesso e cresci, perché se vuoi conoscere il mondo non puoi stare in Sardegna perché il mondo non passa in Sardegna e nemmeno in Italia».
Certo, Auckland non è esattamente dietro l’angolo, ma il mare aiuta e fa anche riflettere sul perché, forse, in Sardegna le cose non vanno e tanti giovani scelgono strade che portano lontano dalla loro isola. «Viviamo di troppi comitati del no – spiega Alberto Cauli –. La tutela ambientale si può avere ugualmente senza penalizzare la ricerca. Quel che più risalta quando esamini la situazione sarda o italiana da lontano è che non esiste l’etica del “chi sbaglia paga” che invece conta molto in paesi come la Nuova Zelanda. E poi a volte siamo presuntuosi perché pensiamo di avere sempre il meglio davanti a noi».
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