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Oristano

L’eredità di Emanuela Loi è sempre viva e attuale

di Simonetta Selloni
L’eredità di Emanuela Loi è sempre viva e attuale

Intitolata la sala formazione all’agente di Sestu uccisa nell’attentato a Borsellino Il questore Di Ruberto: un esempio di dedizione allo Stato. Il ricordo della sorella

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ORISTANO. Dicono che il giudice Paolo Borsellino, nel vederla, avesse detto: «Mi hanno dato per scorta una ragazza che con un soffio cade a terra». Per buttare giù l’agente Emanuela Loi, 24 anni di Sestu, c’era voluto ben altro. C’era voluto il tritolo che il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo aveva cancellato, con la vita di Emanuela, quella del giudice Borsellino e degli altri agenti della scorta del magistrato: Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli.

Da ieri, l’aula di aggiornamento professionale della Questura di Oristano è intitolata all’ agente medaglia d’oro al valore civile, prima donna poliziotto a morire in servizio. Nella giornata dedicata alle donne, il questore Francesco Di Ruberto ha scoperto la targa che reca inciso il nome di Emanuela. Accanto a lui la sorella dell’agente, Claudia.

«Una donna che ha dato la vita per lo Stato che noi serviamo» ha detto il questore nell’aula dove un’altra targa ricorda Emanuela. Davanti a lui, un parterre di donne al vertice delle istituzioni, il vice prefetto Paola Dessì, il commissario della Asl Maria Giovanna Porcu e l’assessore comunale ai Servizi sociali Maria Obinu. È una confortante circostanza che Emanuela Loi venga degnamente ricordata, l’8 marzo, nella città della giudicessa Eleonora d’Arborea, donna che alla fine del 1300 si spese per l’applicazione della Carta de Logu. Emanuela è il simbolo del senso del dovere portato alle estreme conseguenze, ha detto ancora il questore nell’aula traboccante di mimose, donne in divisa, emozioni forti e orgoglio di appartenenza. Ma anche di ricordi semplici. Come quello che consegna Claudia, la sorella: «Amava tanto il mare». Emanuela, magari avrebbe preferito il bello della quotidianità agli onori. Ora c’è la memoria, che, come ha ricordato Claudia Loi, «è impegno». E così quel soffio diventato di tritolo, anzichè portarla via, ha consegnata questa piccola grande donna alla memoria collettiva.

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