Permesso negato e Comune condannato
Cabras, il Tar ha dato ragione a un cittadino a cui non era stato concesso di abbattere degli alberi
CABRAS. La cifra non è di quelle che possono far gridare allo scandalo. L’infortunio, invece, è decisamente più significativo. Il Comune di Cabras è stato condannato dal Tribunale amministrativo della Sardegna al pagamento delle spese giudiziarie (2mila euro) e al rimborso della del contributo unificato che spetta a Salvatore Uras per una storia vecchia di 20 anni, da cui gli uffici comunali escono con il morale sotto i tacchi.
La contesa era nata quando Uras aveva chiesto il permesso di trasformare in legna da ardere i pini che suo padre aveva piantato in un terreno a uso civico di 3 ettari concesso dal comune alla famiglia Uras negli anni ’50.
Un permesso negato con motivazioni che hanno convito Salvatore Uras a cercare una soddisfazione al Tar. Soddisfazione che è arrivata con una sentenza di condanna comminata ai danni del municipio lagunare.
La bocciatura della richiesta non era legittima e le spiegazioni del Tar sono elencate tra le righe della sentenza. Innanzitutto, i motivi del preavviso di rigetto inoltrato alla famiglia Uras erano diversi da quelli del provvedimento finale.
Un po’ di confusione, forse, aumentata a dismisura quando il Comune ha dovuto esaminare i vincoli a cui erano sottoposte le terre. La prima topica è arrivata quando il Comune ha depositato un regolamento degli usi civici asserendo che fosse del 2000 quando invece, alla prova dei fatti, si è scoperto che fu approvato nel 1997.
Tre anni di discrepanza che sono solo il primo atto di un procedimento sgangherato. Ad esempio, nel regolamento degli usi civici “ringiovanito” dal Comune salta all’occhio il titolo V relativo “ai terreni da adibire a silvicoltura” in cui rientrano anche le aree suscettibili di “forestazione produttiva” a cui viene stabilita una concessione decennale. Il Regolamento comunale prevedeva 6 categorie di sfruttamento delle terre a uso civico, tra le quali anche la silvicoltura.
Una pratica che, invece, il Comune non aveva riconosciuto. Poi, una lunga serie di errori e sviste che hanno portato al rifiuto della richiesta della famiglia Uras su basi completamente capovolte dal Tar che ha ricordato che, oltre alla autorizzazioni concesse anni fa, anche le successive modifiche apportare al piano di utilizzo dei terreni a uso civico fossero quantomeno disordinate e imprecise.
Un’approssimazione che ha costretto il Comune a pagare pegno e a accettare la richiesta della famiglia Uras dopo più di un anno di ricorsi e udienze.
Claudio Zoccheddu
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