Una giornata di pioggia e il Temo fa paura
Il rischio esondazione non è del tutto scongiurato: l’ultima considerevole risale a 40 anni fa
BOSA. L’ultima esondazione di un certo peso del Temo (quella che da queste parti chiamano "sa piena manna" è a quanto pare del giugno del 1957) risale al 1976, quando il fiume ruppe gli argini e oltre alle campagne a valle della diga di Monte Crispu allagò anche per diverse ore l’area urbana ai piedi del colle di Serravalle, oltre alla fascia sinistra delle Concerie, di via Nazionale e del quartiere di Santa Caterina.
Da allora però le cose sono urbanisticamente notevolmente cambiate nella città del Temo. Perché la piana di Su Seggiu, nell’allora area di golena del fiume, si è fortemente urbanizzata e popolata. Altri quartieri inoltre sono sorti a Terridi, Sas Covas, nella zona attorno a piazza Santa Giusta (via Allende), e sulla sponda sinistra del Temo: nell’area di Sant’Antonio, di via Nazionale e ai piedi di Monte Furru nelle piane di Segapane e Su Pabarile. Mentre il quartiere di Sa Costa andava lentamente spopolandosi quindi nelle nuove aree di espansione edilizia nascevano case, attività, alberghi, servizi e caseggiati scolastici.
Per questo, pur considerando che in centinaia di anni il Temo in piena non ha causato vittime, la paura di molti è che una esondazione nel terzo millennio possa causare danni di portata economica negativa inimmaginabile. Nella notte tra il 28 ed il 29 febbraio scorso, dopo piogge che a valle della diga di Monte Crispu hanno determinato valori tra i quaranta ed i cinquanta millimetri di pioggia, mentre più a monte si sono toccate punte tra i settanta e gli ottanta millimetri, i dati forniti dal sindaco di Bosa, l’acqua del Temo ha raggiunto il livello rosso sull’asta graduata posizionata all’angolo ovest sulla sponda sinistra del ponte in trachite.
Un piccolo avvertimento che il fiume è ancora nel pieno di tutte le sue funzioni, considerando le sole 24 ore di pioggia, la non eccezionalità delle precipitazioni ed il fatto che parte del bacino idrografico è sotto il controllo della diga di Monteleone Roccadoria.
Questo lo scenario che si presenta a cittadini, amministratori e tecnici, che deve fare anche i conti con i fortissimi limiti imposti al Puc da Piano di assetto idrogeologico e soprattutto dal Piano stralcio delle fasce fluviali, che indicano per Bosa il massimo livello di rischio e quindi di vincoli, che in molte zone si traducono anche nella semplice possibilità di variazione d’uso per un immobile.
Questo lo scenario, ancora nel 2016, di una città dove agricoltura, pesca e artigianato non sono più salvagente economico, con il turismo obiettivo ancora da centrare pienamente.
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